Aggettivo
04-11-2010, 17: 39
Un qualcosa di simile all'angoscia assalì mio fratello. Era Giovedì, e, spensierato, stava facendo il suo solito giro fra le bancarelle e la fontana, ignaro del dirompente cataclisma che di lì a poco avrebbe abbattuto le sue difese intime.
Fu mentre iniziava ad aspirare quello che sembrava il fumo di una comunissima sigaretta commerciale. Si sentiva debole e se ne dispiaceva. I passanti erano uomini esperti: immigrati, piccoli affaristi, giovani; mio fratello non si sarebbe mai lamentato della loro presenza... in casi normali.
Quella era una giornata particolare. Quegli uomini non li riusciva proprio a sopportare. Il loro passo disordinato: che sbruffoneria! I loro sorrisi plebei, la loro sciattoneria: "perchè", rifletteva, "vogliono che gli altri sappiano quanto abbiano sofferto e quanta esperienza abbiano alle spalle?". "Porci straccioni!". "Figli di puttana!".
Il viso di mio fratello si tinse di una tonalità scura.
Si mise a gridare versi impronunciabili e a sbraitare. Aveva il capo chino (non voleva che gli altri lo guardassero in faccia) ed un giubbotto nero. Il suo urlo aveva un che di cagnesco.
Senza neanche osservare quale fosse stata la reazione della folla dopo la sua inaspettata performance, senza rialzare la testa, senza pensare, picchiò un signore, e poi un altro signore.
Gridò ancora. Vide una signora: le assestò un calcio.
Dopo avere fatto questo c'erano cinque uomini che lo circondavano e, a loro volta, gridavano. Li avrebbe affrontati. Li avrebbe uccisi a morsi. Forse.
Però era solo mio fratello: si accasciò nel bel mezzo di quel cerchio di morte. I leoni non ebbero pietà: lo uccisero a suon di craniate. E poi...
Poi lo spogliarono. Sfigurarono i suoi resti. Bruciarono i suoi vestiti. Amputarono le sue mani.
La testa è ancora lì, nella piazzetta del mercato: chi verrà a recuperarla?
Fu mentre iniziava ad aspirare quello che sembrava il fumo di una comunissima sigaretta commerciale. Si sentiva debole e se ne dispiaceva. I passanti erano uomini esperti: immigrati, piccoli affaristi, giovani; mio fratello non si sarebbe mai lamentato della loro presenza... in casi normali.
Quella era una giornata particolare. Quegli uomini non li riusciva proprio a sopportare. Il loro passo disordinato: che sbruffoneria! I loro sorrisi plebei, la loro sciattoneria: "perchè", rifletteva, "vogliono che gli altri sappiano quanto abbiano sofferto e quanta esperienza abbiano alle spalle?". "Porci straccioni!". "Figli di puttana!".
Il viso di mio fratello si tinse di una tonalità scura.
Si mise a gridare versi impronunciabili e a sbraitare. Aveva il capo chino (non voleva che gli altri lo guardassero in faccia) ed un giubbotto nero. Il suo urlo aveva un che di cagnesco.
Senza neanche osservare quale fosse stata la reazione della folla dopo la sua inaspettata performance, senza rialzare la testa, senza pensare, picchiò un signore, e poi un altro signore.
Gridò ancora. Vide una signora: le assestò un calcio.
Dopo avere fatto questo c'erano cinque uomini che lo circondavano e, a loro volta, gridavano. Li avrebbe affrontati. Li avrebbe uccisi a morsi. Forse.
Però era solo mio fratello: si accasciò nel bel mezzo di quel cerchio di morte. I leoni non ebbero pietà: lo uccisero a suon di craniate. E poi...
Poi lo spogliarono. Sfigurarono i suoi resti. Bruciarono i suoi vestiti. Amputarono le sue mani.
La testa è ancora lì, nella piazzetta del mercato: chi verrà a recuperarla?