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geppo
09-10-2010, 07: 51
Nobel al dissidente, la Cina s’infuria Il premio per la pace a Liu Xiaobo. Pechino: un’oscenità. Obama: liberatelo SCHIAFFO AL REGIME «Simbolo nella lotta per i diritti umani» L’intellettuale deve scontare 11 anni PAOLO CARLETTI
ROMA. Il comitato di Oslo ha assegnato il premio Nobel a Liu Xiaobo, intellettuale, tra i maggiori dissidenti in Cina attualmente in carcere, assestando uno schiaffone al regime di Pechino. Che ha reagito a suo modo, definendo «un’oscenità» che la scelta sia ricaduta su Liu Xiaobo. Ha attaccato il comitato, ha convocato l’ambasciatore norvegese, ha spedito i poliziotti davanti all’abitazione della moglie di Liu Xiaobo per impedirle di parlare con i giornalisti. Oltre ad oscurare Cnn e Bbc che stavano trasmettendo la cerimonia.
Ma la durissima reazione della Cina, che aveva fatto pressioni sul comitato nei giorni scorsi, non ha potuto arginare l’ondata di emozione che ha attraversato società civile e governi. Il presidente degli Usa Obama, Nobel per la pace del 2009, ha commentato entusiasta, invitando la Cina a rimettere in libertà Liu Xiaobo.
55 anni, Liu Xiaobo sta scontando 11 anni di carcere per “sovversione”. Docente di letteratura in diverse università, è stato uno degli esponenti di punta del movimento di piazza Tiananmen soffocata nel sangue nel 1989. E’ tra i 300 firmatari e promotori della Charta 08, documento che rivendica una Cina democratica, e che si ispira a Charta 77, manifesto del dissenso dei militanti cecoslovacchi. Proprio per i contenuti della Charta 08 è stato arrestato e condannato, dopo aver già scontato in passato tre anni in un campo di rieducazione per “disturbi alla quiete pubblica”.
«Durante gli ultimi decenni - si legge nelle motivazioni del Premio - la Cina ha fatto enormi progressi economici, forse unici al mondo e molte persone sono state sollevate dalla povertà. Il Paese ha raggiunto un nuovo status che implica responsabilità nella scena internazionale che riguarda anche i diritti politici. L’articolo 35 della Costituzione cinese - prosegue - stabilisce che i cittadini godono delle libertà di associazione, assemblea, manifestazione e di discorso, ma queste libertà in realtà non vengono messe in pratica. Per oltre due decenni - conclude - Liu è stato un grande difensore dell’applicazione di questi diritti. La campagna per il rispetto e l’applicazione dei diritti umani fondamentali è stata portata avanti da tanti cinesi e Liu è diventato il simbolo principale di questa lotta».
Una scelta dunque che ha fatto irruzione nella politica cinese come poche altre volte era successo. E mentre la moglie è riuscita a parlare con France Presse dicendosi felicissima, e che porterà la notizia al marito domani (oggi ndr) nel carcere di Liaoning, il regime di Pechino ha mostrato grande nervosismo, arrestando alcune decine di giovani che si preparavano a festeggiare in piazza la notizia. Ha minacciato la Norvegia di interrompere i rapporti (ma il Comitato non dipende dal governo scandinavo), per poi dover incassare anche il grido “liberatelo” che è arrivato dalle cancellerie dell’Occidente. Barack Obama non è andato per il sottile, esortando la Cina a far marciare di pari passo sviluppo e diritti umani, definendo Liu «un portavoce eloquente e coraggioso per il progresso dei valori umani attraverso mezzi pacifici e non violenti, e che deve essere liberato al più presto». Altri governi, come la Francia, hanno chiesto la liberazione. Non l’Unione Europea, e neanche l’italia, col ministro Frattini che ha espresso soddisfazione, ma con prudenza.

ABO
09-10-2010, 08: 28
Nobel al dissidente, la Cina s’infuria Il premio per la pace a Liu Xiaobo. Pechino: un’oscenità. Obama: liberatelo SCHIAFFO AL REGIME «Simbolo nella lotta per i diritti umani» L’intellettuale deve scontare 11 anni PAOLO CARLETTI
ROMA. Il comitato di Oslo ha assegnato il premio Nobel a Liu Xiaobo, intellettuale, tra i maggiori dissidenti in Cina attualmente in carcere, assestando uno schiaffone al regime di Pechino. Che ha reagito a suo modo, definendo «un’oscenità» che la scelta sia ricaduta su Liu Xiaobo. Ha attaccato il comitato, ha convocato l’ambasciatore norvegese, ha spedito i poliziotti davanti all’abitazione della moglie di Liu Xiaobo per impedirle di parlare con i giornalisti. Oltre ad oscurare Cnn e Bbc che stavano trasmettendo la cerimonia.
Ma la durissima reazione della Cina, che aveva fatto pressioni sul comitato nei giorni scorsi, non ha potuto arginare l’ondata di emozione che ha attraversato società civile e governi. Il presidente degli Usa Obama, Nobel per la pace del 2009, ha commentato entusiasta, invitando la Cina a rimettere in libertà Liu Xiaobo.
55 anni, Liu Xiaobo sta scontando 11 anni di carcere per “sovversione”. Docente di letteratura in diverse università, è stato uno degli esponenti di punta del movimento di piazza Tiananmen soffocata nel sangue nel 1989. E’ tra i 300 firmatari e promotori della Charta 08, documento che rivendica una Cina democratica, e che si ispira a Charta 77, manifesto del dissenso dei militanti cecoslovacchi. Proprio per i contenuti della Charta 08 è stato arrestato e condannato, dopo aver già scontato in passato tre anni in un campo di rieducazione per “disturbi alla quiete pubblica”.
«Durante gli ultimi decenni - si legge nelle motivazioni del Premio - la Cina ha fatto enormi progressi economici, forse unici al mondo e molte persone sono state sollevate dalla povertà. Il Paese ha raggiunto un nuovo status che implica responsabilità nella scena internazionale che riguarda anche i diritti politici. L’articolo 35 della Costituzione cinese - prosegue - stabilisce che i cittadini godono delle libertà di associazione, assemblea, manifestazione e di discorso, ma queste libertà in realtà non vengono messe in pratica. Per oltre due decenni - conclude - Liu è stato un grande difensore dell’applicazione di questi diritti. La campagna per il rispetto e l’applicazione dei diritti umani fondamentali è stata portata avanti da tanti cinesi e Liu è diventato il simbolo principale di questa lotta».
Una scelta dunque che ha fatto irruzione nella politica cinese come poche altre volte era successo. E mentre la moglie è riuscita a parlare con France Presse dicendosi felicissima, e che porterà la notizia al marito domani (oggi ndr) nel carcere di Liaoning, il regime di Pechino ha mostrato grande nervosismo, arrestando alcune decine di giovani che si preparavano a festeggiare in piazza la notizia. Ha minacciato la Norvegia di interrompere i rapporti (ma il Comitato non dipende dal governo scandinavo), per poi dover incassare anche il grido “liberatelo” che è arrivato dalle cancellerie dell’Occidente. Barack Obama non è andato per il sottile, esortando la Cina a far marciare di pari passo sviluppo e diritti umani, definendo Liu «un portavoce eloquente e coraggioso per il progresso dei valori umani attraverso mezzi pacifici e non violenti, e che deve essere liberato al più presto». Altri governi, come la Francia, hanno chiesto la liberazione. Non l’Unione Europea, e neanche l’italia, col ministro Frattini che ha espresso soddisfazione, ma con prudenza.

eh eh eh eh ehh:ahahahha: