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Visualizza Versione Completa : 1885-2010. 125 anniversario nascita Dino Campana



audere est facere, mtrfckr
16-06-2010, 17: 24
è un po' che volevo ricordare il 125 anniversario della nascita del maggiore poeta italiano del '900, anzi per me il massimo poeta italiano della modernità dopo Leopardi. Nei suoi anni, lo metto alla pari con Rimbaud, quindi un gradino sopra a Baudelaire (che è tutto dire sull'opinione che ne ho). Questo giudizio non è solo mio, che non conterebbe niente, ma del più intelligente critico letterario italiano degli ultimi 40 anni, Guido Guglielmi.
A chi è interessato alla poesia ma non conosceD. Campana (anche se questo mi sembra quasi un ossimoro) consiglio la sua prima, ed unica opera "Canti Orfici", specialmente nell'edizione curata da N.Bonifazi, della Garzanti, che costa meno di un cocktail alla Pomposa. Chi ha cose da dire sul gigante romagnolo, ben venga. Chi ha da criticarlo, peste lo colga ;)

Guur
16-06-2010, 17: 38
il piu' grande poeta italiano degli ultimi 125 anni sono io.
E le mie opere sul forum ne sono la testimonianza -.-

Travellinfan
17-06-2010, 01: 53
il piu' grande poeta italiano degli ultimi 125 anni sono io.
E le mie opere sul forum ne sono la testimonianza -.-

quotissimo!

Travellinfan
17-06-2010, 01: 54
è un po' che volevo ricordare il 125 anniversario della nascita del maggiore poeta italiano del '900, anzi per me il massimo poeta italiano della modernità dopo Leopardi. Nei suoi anni, lo metto alla pari con Rimbaud, quindi un gradino sopra a Baudelaire (che è tutto dire sull'opinione che ne ho). Questo giudizio non è solo mio, che non conterebbe niente, ma del più intelligente critico letterario italiano degli ultimi 40 anni, Guido Guglielmi.
A chi è interessato alla poesia ma non conosceD. Campana (anche se questo mi sembra quasi un ossimoro) consiglio la sua prima, ed unica opera "Canti Orfici", specialmente nell'edizione curata da N.Bonifazi, della Garzanti, che costa meno di un cocktail alla Pomposa. Chi ha cose da dire sul gigante romagnolo, ben venga. Chi ha da criticarlo, peste lo colga ;)

.. scusa ma son proprio ignorante in materia... non ho idea di chi sia...

Taro
17-06-2010, 17: 38
ma chi cazzo è dino campana??? ma roba da matti, ma basta, bastaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa

audere est facere, mtrfckr
17-06-2010, 18: 26
ma chi cazzo è dino campana??? ma roba da matti, ma basta, bastaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa

maddai, è un tuo sodale. poeta germanico-padano e stronca-femmine. dai, cerca e leggi, non ti deluderà

Zanna
17-06-2010, 20: 47
un patacca. come tutti i romagnoli

audere est facere, mtrfckr
21-06-2010, 13: 49
a chi interessa approfondire la figura di Campana, oltre a sconsigliare il pessimo film di M.Placido (che pure è un ammiratore del poeta) "un viaggio chiamato amore", consiglio il libro "la notte della cometa", di S.Vassalli, ormai vecchiotto e certamente in edizione economica. Si tratta di una biografia romanzata, ma ben documentata, scritta da un campaniano. ah, e la lettura registrata dei "canti orfici" ad opera di C.Bene (fomrato cd+lbretto). E' reperibile in ogni feltrinelli. non dice niente sulla figura e sulla rilevanza letteraria di Campana, ma è un bella lettura

Giallobalordo
21-06-2010, 14: 24
Ha scritto solo una raccolta?

audere est facere, mtrfckr
21-06-2010, 14: 34
Ha scritto solo una raccolta?

sì, solo un libro, formato da una prima parte in prosa poetica, più una seconda di poesie. il libro doveva intitolarsi "il più lungo giorno" (nota l'impronta di Nietzsche) poi ha cambiato titolo dopo che Ardengo Soffici, il pittore futurista a cui lo aveva affidato perchè lo valutasse la rivista "Lacerba", smarrì il manoscritto. Occhio: Campana non è un futurista, anzi, è un poeta orfico, anitmoderno ed anzi antistorico. ma quello che importa è che lui HA LA PAROLA. poi sono uscite altre raccolte postume. ma davvero: avanzi.

Giallobalordo
21-06-2010, 15: 41
Mai riuscito a godere della poesia. E' un mio limite. Ma ogni tanto mi ci metto... facci finta, leggo e fingo che mi piaccia.

Guur
21-06-2010, 15: 51
Mai riuscito a godere della poesia. E' un mio limite. Ma ogni tanto mi ci metto... facci finta, leggo e fingo che mi piaccia.

Io ho lo stesso problema
Anche certa pittura mi da da fare

Giallobalordo
21-06-2010, 16: 05
vabbuò, io design, pittura, e simili, non mi ci metto proprio.
Però ad esempio, sulla prosa reputo di avere un mio gusto personale, non so quanto raffinato negli anni, ma ce l'ho. So cosa mi piace. E mi faccio rapire, da certa prosa, solo da certa.
poesie nada.,. proprio nada..

osellame
21-06-2010, 21: 35
per gli apassionati, c'è anche una canzone di Massimo Bubola su di lui.

audere est facere, mtrfckr
21-06-2010, 23: 53
per gli apassionati, c'è anche una canzone di Massimo Bubola su di lui.

vero, che te ne pare, della canzone? mi sono visto a Castelnuovo la sua performance-tributo direi nel 2008 (o 2007?) con la presenza della critica N.Lorenzini (che non ha mai amato Campana, ma che per l'occasione si è prestata al gioco, essendo abbastanza esibizionista). boh, tu cosa ne dici? Bubola è certo un appossionato del personaggio ed un ammiratore dalla poesia, ma la poetica (cioè le idee dietro alla poesia) campaniana non ce la trovo proprio nella canzone. Campana è nichilista, pieno di amore per l'uomo quindi di disprezzo per l'umanità, divorato dall'ansia del superamento. Bubola (massimo rispetto, comunque) è un bravo ragazzo, che fa le cose con dedizione, ma che è sempre guidato dai vincoli del buon gusto. un po' come me, che infatti ammiro Campana perchè mi fa presente altre possibilità (come diceva Stendhal, questa è poi quello a cui serve l'arte)

audere est facere, mtrfckr
30-06-2010, 23: 41
a puntate, un mio regalo a tutti voi



Dino Campana

CANTI ORFICI
(Die Tragödie des letzten Germanen in Italien)



A Guglielmo II imperatore dei Germani
l’autore dedica



LA NOTTE

I. LA NOTTE

Inconsciamente io levai gli occhi alla torre barbara che dominava il viale lunghissimo dei platani. Sopra il silenzio fatto intenso essa riviveva il suo mito lontano e selvaggio: mentre per visioni lontane, per sensazioni oscure e violente un altro mito, anch’esso mistico e selvaggio mi ricorreva a tratti alla mente. Laggiù avevano tratto le lunghe vesti mollemente verso lo splendore vago della porta le passeggiatrici, le antiche: la campagna intorpidiva allora nella rete dei canali: fanciulle dalle acconciature agili, dai profili di medaglia, sparivano a tratti sui carrettini dietro gli svolti verdi. Un tocco di campana argentino e dolce di lontananza: la Sera: nella chiesetta solitaria, all’ombra delle modeste navate, io stringevo Lei, dalle carni rosee e dagli accesi occhi fuggitivi: anni ed anni ed anni fondevano nella dolcezza trionfale del ricordo.

***

Inconsciamente colui che io ero stato si trovava avviato verso la torre barbara, la mitica custode dei sogni dell’adolescenza. Saliva al silenzio delle straducole antichissime lungo le mura di chiese e di conventi: non si udiva il rumore dei suoi passi. Una piazzetta deserta, casupole schiacciate, finestre mute: a lato in un balenìo enorme la torre, otticuspide rossa impenetrabile arida. Una fontana del cinquecento taceva inaridita, la lapide spezzata nel mezzo del suo commento latino. Si svolgeva una strada acciottolata e deserta verso la città.

***

Fu scosso da una porta che si spalancò. Dei vecchi, delle forme oblique ossute e mute, si accalcavano spingendosi coi gomiti perforanti, terribili nella gran luce. Davanti alla faccia barbuta di un frate che sporgeva dal vano di una porta sostavano in un inchino trepidante servile, strisciavano via mormorando, rialzandosi poco a poco, trascinando uno ad uno le loro ombre lungo i muri rossastri e scalcinati, tutti simili ad ombra. Una donna dal passo dondolante e dal riso incosciente si univa e chiudeva il corteo.

***

Strisciavano le loro ombre lungo i muri rossastri e scalcinati: egli seguiva, autòma. Diresse alla donna una parola che cadde nel silenzio del meriggio: un vecchio si voltò a guardarlo con uno sguardo assurdo lucente e vuoto. E la donna sorrideva sempre di un sorriso molle nell’aridità meridiana, ebete e sola nella luce catastrofica.


*** continua ***

audere est facere, mtrfckr
04-07-2010, 00: 24
Non seppi mai come, costeggiando torpidi canali, rividi la mia ombra che mi derideva nel fondo. Mi accompagnò per strade male odoranti dove le femmine cantavano nella caldura. Ai confini della campagna una porta incisa di colpi, guardata da una giovine femmina in veste rosa, pallida e grassa, la attrasse: entrai. Una antica e opulente matrona, dal profilo di montone, coi neri capelli agilmente attorti sulla testa sculturale barbaramente decorata dall’occhio liquido come da una gemma nera dagli sfaccettamenti bizzarri sedeva, agitata da grazie infantili che rinasce vano colla speranza traendo essa da un mazzo di carte lunghe e untuose strane teorie di regine languenti re fanti armi e cavalieri. Salutai e una voce conventuale, profonda e melodrammatica mi rispose insieme ad un grazioso sorriso aggrinzito. Distinsi nell’ombra l’ancella che dormiva colla bocca semiaperta, rantolante di un sonno pesante, seminudo il bel corpo agile e ambrato. Sedetti piano.

***

La lunga teoria dei suoi amori sfilava monotona ai miei orecchi. Antichi ritratti di famiglia erano sparsi sul tavolo untuoso. L’agile forma di donna dalla pelle ambrata stesa sul letto ascoltava curiosamente, poggiata sui gomiti come una Sfinge: fuori gli orti verdissimi tra i muri rosseggianti: noi soli tre vivi nel silenzio meridiano.

***

Era intanto calato il tramonto ed avvolgeva del suo oro il luogo commosso dai ricordi e pareva consacrarlo. La voce della Ruffiana si era fatta man mano più dolce, e la sua testa di sacerdotessa orientale compiaceva a pose languenti. La magia della sera, languida amica del criminale, era galeotta delle nostre anime oscure e i suoi fastigi sembravano promettere un regno misterioso. E la sacerdotessa dei piaceri sterili, l’ancella ingenua ed avida e il poeta si guardavano, anime infeconde inconsciamente cercanti il problema della loro vita. Ma la sera scendeva messaggio d’oro dei brividi freschi della notte.

***

Venne la notte e fu compita la conquista dell’ancella. Il suo corpo ambrato la sua bocca vorace i suoi ispidi neri capelli a tratti la rivelazione dei suoi occhi atterriti di voluttà intricarono una fantastica vicenda. Mentre più dolce, già presso a spegnersi ancora regnava nella lontananza il ricordo di Lei, la matrona suadente, la regina ancora ne la sua linea classica tra le sue grandi sorelle del ricordo: poi che Michelangiolo aveva ripiegato sulle sue ginocchia stanche di cammino colei che piega, che piega e non posa, regina barbara sotto il peso di tutto il sogno umano, e lo sbattere delle pose arcane e violente delle barbare travolte regine antiche aveva udito Dante spegnersi nel grido di Francesca là sulle rive dei fiumi che stanchi di guerra mettono foce, nel mentre sulle loro rive si ricrea la pena eterna dell’amore. E l’ancella, l’ingenua Maddalena dai capelli ispidi e dagli occhi brillanti chiedeva in sussulti dal suo corpo sterile e dorato, crudo e selvaggio, dolcemente chiuso nell’umiltà del suo mistero. La lunga notte piena degli inganni delle varie immagini.

***

Si affacciavano ai cancelli d’argento delle prime avventure le antiche immagini, addolcite da una vita d’amore, a proteggermi ancora col loro sorriso di una misteriosa incantevole tenerezza. Si aprivano le chiuse aule dove la luce affonda uguale dentro gli specchi all’infinito, apparendo le immagini avventurose delle cortigiane nella luce degli specchi impallidite nella loro attitudine di sfingi: e ancora tutto quello che era arido e dolce, sfiorite le rose della giovinezza, tornava a rivivere sul panorama scheletrico del mondo.

***

Nell’odore pirico di sera di fiera, nell’aria gli ultimi clangori, vedevo le antichissime fanciulle della prima illusione profilarsi a mezzo i ponti gettati da la città al sobborgo ne le sere dell’estate torrida: volte di tre quarti, udendo dal sobborgo il clangore che si accentua annunciando le lingue di fuoco delle lampade inquiete a trivellare l’atmosfera carica di luci orgiastiche: ora addolcite: nel già morto cielo dolci e rosate, alleggerite di un velo: così come Santa Marta, spezzati a terra gli strumenti, cessato già sui sempre verdi paesaggi il canto che il cuore di Santa Cecilia accorda col cielo latino, dolce e rosata presso il crepuscolo antico ne la linea eroica de la grande figura femminile romana sosta. Ricordi di zingare, ricordi d’amori lontani, ricordi di suoni e di luci: stanchezze d’amore, stanchezze improvvise sul letto di una taverna lontana, altra culla avventurosa d’incertezza e di rimpianto: così quello che ancora era arido e dolce, sfiorite le rose de la giovinezza, sorgeva sul panorama scheletrico del mondo.


***continua***

Il Nerz
04-07-2010, 15: 37
Prometto che prenderò questo tuo topic come occasione per leggere Campana come si deve, e solo dopo esprimerò un giudizio.

Però l'idea di affiancare Leopardi e Campana con dietro tutti gli altri mi pare un po' eccessiva.

Senza contare che si tratta di due autori di raccolte sostanzialmente unitarie e brevi, e che dunque meno di altri corrono il rischio di cadute (vedi Pascoli, a mio parere grandioso in alcuni spunti e pressoché illeggibile in altri).

Però Montale (personalmente il primo e l'ultimo - alcune poesie di Satura sono eccezionali), o alcune cose di Gozzano e Sbarbaro, o per venire avanti Caproni...

audere est facere, mtrfckr
04-07-2010, 18: 44
bè, è vero che noi campaniani siamo un po' settari. non dico di no. poi a me, dico a me, non interessa la qualità della poesia nel tempo. campana ha usato parole che nessuno altro ha usato, se non rimbaud, tra '800 e '900. la purezza della scrittura, non nel senso stilistico, ma nel senso di immediatezza nel passaggio visione-scrittura è superata solo dal leopardi, eguagliata da rimbaud e whitman, avvicinata da baudelaire.
in ogin caso, io di sbarbaro sono amico su FB (surreale, lo so) e mi piace moltissimo, anche come personaggio con i sui muschi ecc.
"Perduto ha la voce la sirena del mondo,
e il mondo è un grande deserto.
Nel deserto io guardo con asciutti occhi me stesso"

meraviglioso

montale è un grande, e tra l'altro ammiratore della prima ora di campana, a cui invidiava proprio questo: la scomparsa dell'autore, visione-parola. se leggi campana ne parliamo, ciao

Il Cantante Straziante
05-07-2010, 19: 45
Per me era un fenomeno anche Gozzano

Zanna
05-07-2010, 20: 57
pure Ronaldo

al me umein
06-07-2010, 01: 29
queste poche parole. ottantanni fa o domani..

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
perduto in mezzo a un polveroso prato.

Ah l'uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l'ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti:
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.