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Visualizza Versione Completa : "Non Dire Niente"



Aggettivo
12-03-2010, 19: 32
"Non dire niente".

"Ma io ti amo... mi incarto sempre quando parlo... no, hai ragione, non dirò niente, ma..." E, spontaneamente, rise. Lui, rapito allora da un'ilarità così genuina, in palese contrasto con il pallore e il frastornamento ispirato da tutto il resto del portamento di lei, provò ad abbozzare un ghigno di circostanza. Ma non riuscì a ridere. Sorrise a malapena, lasciandole solo pervenire, grazie ad uno sguardo chiuso ed appassionato, tutto lo sconforto accumulato in così tanto tempo: era il suo modo per ringraziarla.

La risacca lambì il bagnasciuga con un fragoroso ma paziente schianto di schiumiglie bianche, irradiamento di incompletezza, sinistro impatto di brividi imperfetti. Appoggiò il palmo sulla spalla di Lei, assorta in uno sguardo etereo e beato. Si abbracciorono. Credettero, per molti attimi sfuggenti, che al di fuori del cerchio delle loro braccia governasse la perfidia; che la cornice delle loro gambe fosse quel confine all'infuori del quale l'eterna lacunosità del girovagare è la sola vincitrice.

Toccandogli la schiena e il collo, lei provò i dolori del primo amore. Sentì di nuovo i tentennamenti di quelle piccole cose che l'avevano sempre coinvolta, le sue follie, le sue infatuazioni. Dai suoi occhi sgorgarono rivoli di lacrime, eccessive, straripanti, come tutte le confessioni veritiere. "Ti amo, amore! Ti amo!" Ansimò. Anche lui pianse, pur non abbandonando quel sorriso, quella "u", quel disegno di pacifica concordia fra la pelle e il cielo.

Giunse il raggio, l'ultimo, a placare i loro patimenti. L'arancio diffondersi di questo effondeva ad entrambi una coscienza diversa: la visione di un'altro mondo, di un deserto nuovo. Arido, sì. Un' arroventata distesa di squilibri "diversi". Ma cosa sarebbe stata la prospettiva dell'arduo, la difficoltà di valicare tutte quelle dune? Solo un altro dolce imbroglio, un'altra bella scusa per stare insieme.

"Quando si ama, quando l'unico bastone valido è la mano di un'altro, quando si ha un'anima per il solo desiderio di farne omaggio a qualcuno, si erige a somma levatura la sofferenza, la passione, l'angoscia; e dell'amore, anche se finito, può, deve rimanere questa costruzione: un infinito monumento a sè stessi, simulacro del proprio martirio" pensò lui.

Sfiorò leggermente le sue labbra, screpolate dalla giornata; con le braccia, invece, la cingeva delicatamente. Non chiusero mai gli occhi. "Ti amo anche io, sai?". Mare e sabbia come yin e yang: riverberi di attriti infiniti e pacati, rifllessi dal panorama all'iride, e dall'iride all'amato compagno di questa inenarrabile epopea.

"Ti amo, ti amo." E tanti altri baci. I due rimasero per sempre abbracciati, perpetuamente insidiati dal decadimento, col cazzo in tiro.

Aggettivo
12-03-2010, 19: 33
L'ultimo capoverso non è stato scritto dal sottoscritto. Però era abbastanza gradevole.