partigiano
07-03-2008, 15: 54
Il 26 settembre 1921 a Modena la Guardia regia, in servizio di ordine pubblico nel corso di una manifestazione fascista, apre il fuoco uccidendo 8 squadristi. Tra questi c’è Duilio Sinigaglia, che era il comandante delle squadre d’azione fasciste di tutta la provincia. Particolare originale, sia il Sinigaglia che il commissario di PS Guido Cammeo sono di religione ebraica. In un primo momento da parte fascista si cerca di accreditare la pista ebraica, insinuando che il Cammeo – figlio del rabbino di Modena – sia ‘agli ordini’ del deputato socialista (ed ebreo) Pio Donati. Ma il fatto che anche Sinigaglia è ebreo non consente lo sviluppo di questa pista. Il Cammeo sarà poi assolto dalle accuse di aver provocato la strage, verificato che prima della sparatoria era stato colpito dai fascisti con un bastone e che era a terra svenuto.
Quando viene ucciso Duilio Sinigaglia ha 24 anni, ha partecipato alla prima guerra mondiale con il grado di sottotenente di fanteria. Catturato dagli austriaci riesce a fuggire e torna in Italia. Acceso nazionalista, è tra i promotori del primo fascio del 1919 e alla fine di settembre si reca a Fiume er partecipare all’impresa di D’Annunzio. Tormato a Modena nel gennaio 1921, diventa comandante delle squadre d’azione fasciste, mettendosi in mostra come uno dei più agguerriti squadristi modenesi (accanendosi in particolare contro Pio Donati, che viene picchiato varie volte e il suo studio distrutto).
Con il passare degli anni Sinigaglia diventa ‘il martire’ del fascismo modenese. Nel 1925 viene inaugurata la sua tomba-monumento (che c’è ancora, nel cimitero israelitico a San cataldo…) e, nel quadro del ‘culto dei caduti’ fascista, la celebrazione dell’eccidio diventa la data più significativa del calendario fascista locale. Nei resoconti delle celebrazioni si fa esplicito riferimento alla sua identità ebraica. Al suo nome viene intitolato un gruppo rionale fascista (quello dove ora c’è la guardia di finanza, sulla via emilia est).
Il problema nasce, ovviamente, nel 1938, quando entrano in vigore le leggi razziali. L’ambiente fascista modenese entra in agitazione, perché, come scrive un dirigente fascista, “gli stessi squadristi hanno poi addirittura una venerazione per il martire Sinigaglia, che considerano come la figura più fulgida del fascismo modenese. In città si ha la senzazione che qualunque misura in danno della famiglia Sinigaglia od un’eventuale modifica della denominazione delel opere dedicate alla memoria del martire non incontrerebbero il favore dei fascisti”.
Per intervento diretto del duce i familiari di Sinigaglia rimangono al loro posto e a lui restano intitolati edifici pubblici. Così una sede fascista (che dopo l’8 settembre 1943 sarà usata per gli arruolamenti nelle SS italiane…), credo caso unico in tutta Italia, rimane intitolata ad un ebreo fino al 22 aprile 1945!!
Quando, nel 1944, il fratello di Duilio, Dogali Sinigaglia, viene arrestato per essere deportato nei campi di sterminio tedeschi, succede che la questura di Modena “in deroga alle recenti disposizioni razziali” non lo manda nel campo di Fossoli “sia perché è fratello del martire fascista Duilio Sinigaglia (…) sia per le sue qualità e fede sicuramente fascista”. Anzi, il questore chiede al ministero di “esaminare la opportunità di considerare il Sinigaglia non appartenente alla razza israelitica”…
Insomma, forse non sarà stato un caso se il primo ebreo catturato e deportato in Germania, da dove non farà ritorno, era un socialista…
Altra considerazione: evidentemente la fede fascista era più forte dell’appartenenza razziale….
Quando viene ucciso Duilio Sinigaglia ha 24 anni, ha partecipato alla prima guerra mondiale con il grado di sottotenente di fanteria. Catturato dagli austriaci riesce a fuggire e torna in Italia. Acceso nazionalista, è tra i promotori del primo fascio del 1919 e alla fine di settembre si reca a Fiume er partecipare all’impresa di D’Annunzio. Tormato a Modena nel gennaio 1921, diventa comandante delle squadre d’azione fasciste, mettendosi in mostra come uno dei più agguerriti squadristi modenesi (accanendosi in particolare contro Pio Donati, che viene picchiato varie volte e il suo studio distrutto).
Con il passare degli anni Sinigaglia diventa ‘il martire’ del fascismo modenese. Nel 1925 viene inaugurata la sua tomba-monumento (che c’è ancora, nel cimitero israelitico a San cataldo…) e, nel quadro del ‘culto dei caduti’ fascista, la celebrazione dell’eccidio diventa la data più significativa del calendario fascista locale. Nei resoconti delle celebrazioni si fa esplicito riferimento alla sua identità ebraica. Al suo nome viene intitolato un gruppo rionale fascista (quello dove ora c’è la guardia di finanza, sulla via emilia est).
Il problema nasce, ovviamente, nel 1938, quando entrano in vigore le leggi razziali. L’ambiente fascista modenese entra in agitazione, perché, come scrive un dirigente fascista, “gli stessi squadristi hanno poi addirittura una venerazione per il martire Sinigaglia, che considerano come la figura più fulgida del fascismo modenese. In città si ha la senzazione che qualunque misura in danno della famiglia Sinigaglia od un’eventuale modifica della denominazione delel opere dedicate alla memoria del martire non incontrerebbero il favore dei fascisti”.
Per intervento diretto del duce i familiari di Sinigaglia rimangono al loro posto e a lui restano intitolati edifici pubblici. Così una sede fascista (che dopo l’8 settembre 1943 sarà usata per gli arruolamenti nelle SS italiane…), credo caso unico in tutta Italia, rimane intitolata ad un ebreo fino al 22 aprile 1945!!
Quando, nel 1944, il fratello di Duilio, Dogali Sinigaglia, viene arrestato per essere deportato nei campi di sterminio tedeschi, succede che la questura di Modena “in deroga alle recenti disposizioni razziali” non lo manda nel campo di Fossoli “sia perché è fratello del martire fascista Duilio Sinigaglia (…) sia per le sue qualità e fede sicuramente fascista”. Anzi, il questore chiede al ministero di “esaminare la opportunità di considerare il Sinigaglia non appartenente alla razza israelitica”…
Insomma, forse non sarà stato un caso se il primo ebreo catturato e deportato in Germania, da dove non farà ritorno, era un socialista…
Altra considerazione: evidentemente la fede fascista era più forte dell’appartenenza razziale….