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lallo
27-11-2008, 13: 26
Oggi sulla GdM credo ci fosse un articolo sulla fermata delle varie ceramiche e la caasa integrazione potreste postarlo per favore

geppo
27-11-2008, 13: 28
altri 40 euro per i cassaintegrati della ceramica da spendere in gratta e vinci
pare sia stata la DURA reazione di tremonti

lallo
27-11-2008, 13: 30
Sembra che ti diano un gratta e vinci se c'è scritto hai vinto i soldi della cassa li prendi se no riprova sarai più fortunato

agheranavecia!
27-11-2008, 13: 42
sarebbe interessante avere l'articolo.

La situazione del ceramico è davvero preoccupante; non vorrei avere 30.000 disoccupati a 12 chilometri da modena.

Meno male che l'anno prossimo è ragionevole pensare che almeno il sassuolo giocherà in serie A.

Almeno alla domenica le masse di disoccupati avranno qualcosa da fare.

Sassuolo come Manchester

molho leone
27-11-2008, 13: 44
Nell'articolo della Gazza, oltretutto, ne mancavano.
Almeno per le notizie che ho io.

inoki
27-11-2008, 16: 12
oltre ai 30000 del settore ceramico ci saranno anche parecchi del settore edile.
del quale faccio parte.

blablandina come amadei
27-11-2008, 16: 13
l'edile era in crisi anche senza i piastrellai

inoki
27-11-2008, 16: 18
in effetti.
sono comunque collegati l'un l'altro.

agheranavecia!
27-11-2008, 16: 22
la vedo brutta.

Eddie
27-11-2008, 16: 24
Metalmeccanica per ceramica, idem con patate. Cassa, cassa, cassa. Momento pessimo e si naviga a vista.

inoki
27-11-2008, 16: 37
sempre per restare nel mio settore.
nessuno paga nessuno.
circolano assegni postdatati al 31/1/09 ...

agheranavecia!
27-11-2008, 16: 43
non male il 31/1

Ho un collega di primaria compagnia che mi ha fottuto un autotrasportatore con 70 mezzi; quando sono andato la ho visto i preventivi ed erano leggermente superiori ai miei prezzi; gli ho chiesto che cazzo stesse facendo e lui mi ha fatto vedere.

Ha fatto uno scritto privato che se il cliente dava disdetta l'assicuratore gli prende in pagamento 3 postdatati per pari importo

31/12
28/2
30/4

Io i soldi li voglio subito perchè alla compagnia li dò subito.

Mi chiedo come cazzo fa un assicuratore a prendere un postdatato a 6 mesi avanti, con provvigioni del 10% (se va bene) coi soldi che escono il giorno che dà la copertura.

Lex
27-11-2008, 17: 48
IL GIORNALE DI OGGI, GIOVEDÌ 27 NOVEMBRE 2008 › ECONOMIA



Pagina 9 - Economia Stampa questo articolo


Per Natale 5mila in cassa integrazione
Coinvolte 70 aziende di ogni livello, c’è anche il gruppo Marazzi

Invaso dalla concorrenza straniera il polo sassolese è in grave difficoltà Azienda per azienda chi resta a casa
SILVIA DALLARI



La vera malattia professionale del comprensorio ceramico è la paura della disoccupazione. Una malattia che si sta diffondendo sempre di più e che, al momento, non ha nessun vaccino certo. Circa 70 aziende con personale in cassa integrazione e oltre 5 mila addetti interessati.
A subire questa situazione sono i soggetti più deboli, come famiglie monoreddito e lavoratori precari, che non trovano lavoro con continuità e che faticano ad arrivare alla fine del mese. Una crisi che porta ad avere i carrelli della spesa sempre più vuoti. L’elenco, come è possibile vedere dalla tabella, è lungo e comprende tutti: piccole, medie e grandi aziende (non sono presenti, perchè non giunti nei tempi previsti, i dati di Gardenia e Piemme). Dal prossimo mese centinaia e centinaia di persone rimarranno a casa dal lavoro. Vacanze lunghe, lunghissime. E, come detto, interessati tutti i gruppi. Tra questi anche Marazzi e ad un suo sindacalista abbiamo chiesto un commento a questa situazione.
«Purtroppo - ha detto Giorgio Barbieri - essere in cassa integrazione significa per i lavoratori coinvolti portare a casa soltanto il 50-60% dello stipendio. Per fare un esempio, un operaio del settore ceramico che ha uno stipendio di 1400 euro, in un mese di cassa integrazione ne otterrà 850 circa. Quasi certamente i nostri figli non avranno il futuro che abbiamo avuto noi, penso al lavoro che giorno dopo giorno sta scomparendo dal nostro territorio. Ognuno pensa al proprio orticello, imprenditori che preferiscono vivere nella bambagia non rischiando nulla, magari andando via da Sassuolo. In questi ultimi anni mai nessuno che abbia pensato a diversificare la produzione: non si muove nulla».
La globalizzazione ha portato imprenditori a produrre all’estero, aziende che entrano in Borsa si fanno gestire da manager che spesso non conoscono la ceramica e non sanno dov’è Sassuolo. «Siamo invasi dalla concorrenza con prodotti copiati nel distretto di Sassuolo e venduti a prezzi molto bassi - continua Barbieri - e le materie prime non sono più locali, i colorifici sono in mano prevalentemente agli spagnoli, non si investe quasi più nulla in ricerca, i settori commerciali ed amministrativi sono in mano a persone che vengono da lontano, che non sanno cosa significhi per noi sassolesi il “distretto ceramico”. Tutto questo avviene sotto i nostri occhi con associazioni, politici, sindacati, tutti impegnati a fare i propri interessi mentre dal 2002 si stanno perdendo 1.000 posti di lavoro l’anno».

Lex
27-11-2008, 17: 51
http://quotidianiespresso.extra.kataweb.it/finegil/gazzettadimodena/Edizione_Giornaliera/foto/DH401W.jpg

Lex
27-11-2008, 18: 03
in tema cassaintegrazione

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GIOVEDÌ, 27 NOVEMBRE 2008

Pagina 4 - Attualità

Milioni di famiglie già in crisi a metà mese

Sondaggio. Per il 74% il governo fa poco. E le tasse aumentano






ROMA. Famiglie sempre più in difficoltà, con il portafoglio vuoto già alla seconda, terza settimana e la sola alternativa di tirare la cinghia di fronte ad una crisi che viene vista lunga, destinata a peggiorare e a ’mordere’ anche per i prossimi due anni. Oltre sei milioni di famiglie italiane, infatti, arrivano a fatica alla terza settimana del mese, più di due milioni addirittura non riescono ad andare oltre la metà del mese. A dirlo è un sondaggio realizzato da Confesercenti-Swg dal quale emerge una diffusa disillusione ed una preoccupazione crescente, tanto che il 58% degli intervistati teme che la situazione economica peggiorerà nei prossimi 12 mesi.
Di fronte a ciò, non resta che ridurre le spese e rinunciare a qualcosa, di indispensabile o meno: la pensa così l’82% degli italiani. In testa alle rinunce, abbigliamento e calzature con un taglio rispetto al 2007 di quattro punti in più (dal 48% al 52%). Restano costanti i risparmi per beni domestici ed alimentari. Le preoccupazioni per la crisi finiscono per far attribuire responsabilità tanto al Governo che all’opposizione. Il 74% del campione giudica ’poco’ o ’per niente’ adeguati gli interventi del Governo per fronteggiare la congiuntura negativa. Si contrappone un 22% di giudizi positivi fra i quali quelli che promuovono l’esecutivo a pieni voti, che sono però solo il 2%. Altrettanto severi verso l’opposizione: il 76% non lo giudica bene, assoluzione invece dal 18%.
Intanto secondo la Cgia di Mestre la pressione fiscale è cresciuta tra il 2005 e il 2007 del 2,8%, mentre quest’anno dovrebbe registrare un leggero calo per poi risalire nel 2009 sopra il 43%.

Lex
27-11-2008, 18: 03
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GIOVEDÌ, 27 NOVEMBRE 2008

Pagina 11 - Cronaca

di Arianna de Micheli

«Noi cassintegrati con l’acqua alla gola»

«Lo stipendio cala di 5-600 euro e poi c’è il mutuo, le spese per i bimbi. C’è paura»



In un solo anno è cresciuto del 30% il ricorso alla Cig Per gli artigiani è un +37%

Natale si avvicina e quest’anno sarà un Natale amaro per decine e decine di lavoratori in cassa integrazione. E’ l’ennesimo segnale di una crisi che da finanziaria si sta gradatamente trasformando in reale per molte famiglie. Accade un po’ in tutti i settori, a cominciare dalle imprese ceramiche (vedi a pagina 9). A Modena i numeri parlano chiaro: dalle 400 mila ore di cassa integrazione ordinaria dell’ottobre 2007 si è passati a 570 mila quest’anno. Un aumento del 30%. La percentuale sale ancora di più se si considera la cassa integrazione straordinaria dove si è passati da 170mila ore dell’ottobre 2008 alle 316mila di quest’anno con un +44%. Brutti segnali anche dagli artigiani dove il ricorso alle Eber (similare alla Cig) è cresciuto del 37%. Ma quali difficoltà affronta una famiglia che si trova a fare i conti con la «cassa»? Abbiamo incontrato 2 lavoratori in queste condizioni. Ecco le loro storie.
Stefania ha da poco superato la trentina, vive con il suo compagno e i due figli di 16 e 3 anni. Mohamed è nato nel 1972, è sposato e ha 5 figli, 2 femmine e 3 maschi. La più grande ha 11 anni, i più piccoli - due gemelli - solo tre. Sono persone “normali”, non certo avvezze alle speculazioni in Borsa o agli investimenti arditi, sono persone per cui 50 euro in più o in meno fanno ancora la differenza, sono persone cui la crisi sta svuotando il portafoglio. Crisi che è sulla bocca di tutti ma che comincia a “mordere” quando ti riduce lo stipendio o addirittura te lo porta via fino all’ultimo centesimo.
Stefania lavora nel settore della ceramica da otto anni, viene dal Sud e, per la prima volta da quando vive in provincia di Modena, a Natale non tornerà nei luoghi della sua infanzia. Stefania non potrà abbracciare i genitori ora in pensione e non vestirà i panni di Babbo Natale carico di pacchi regalo per i nipotini: troppo dispendioso.
«Sono in cassa integrazione dal 10 novembre - spiega - ed è una situazione che durerà sino al 12 gennaio. E pensare che ero rientrata da poco: da metà giugno a metà settembre è successa la medesima cosa. Senza contare che il mio compagno lavora con me e quindi siamo entrambi sulla stessa barca che affonda, entrambi in cassa integrazione». Amara sorte condivisa da tutti gli altri 100 dipendenti: l’azienda escluso il magazzino e gli uffici di spedizione, è annichilita in uno stop forzato.
«Tutti i dipendenti in cassa nello stesso periodo - prosegue Stefania, occhi vivaci e sorriso aperto nonostante i sacrifici imposti - e senza rotazione. Questo significa uno stipendio ridotto di 500, 600 euro... detta così forse non sembra poi tanto grave ma per noi è una cifra importante che fa la differenza nella vita quotidiana. Da circa 3 anni paghiamo il mutuo sulla casa, la prima rata era di 1088 euro, l’ultima di 1369 ma in fondo, rispetto ad altri, non ce la passiamo neanche tanto male. Non so che cosa accadrà in futuro, la mia paura è di non riuscire più a pagare il mutuo. Ogni anno abbiamo fatto una cassa integrazione ma era sempre giustificata, adesso è proprio la situazione di mercato che preme. Per fortuna ho finito di pagare le rate del dentista di mio figlio... 3.500 euro in 2 anni... In compenso ho dovuto cambiare la macchina...».
Mohamed è in Italia dal 1990, da 13 anni lavora per una piccola azienda del settore metalmeccanico con 29 operai e 6 apprendisti. Loro “in cassa” ci vanno a rotazione, tranne gli apprendisti - giovani sì ma non giovanissimi e la maggior parte sposati e con figli a carico - che non hanno alternative: o lavorano oppure devono starsene a casa privi di qualsivoglia tutela sognando una cassa integrazione a cui non hanno diritto.
«Mia moglie non lavora - spiega - seguire 5 figli è impegnativo e richiede una buona dose di energia. A dire il vero - sorride Mohamed - i gemelli non erano in programma, l’intenzione era di fermarsi a tre. Ma va bene così. Con noi vive anche mia madre che adesso deve pure rinnovare il permesso di soggiorno. Con gli assegni familiari saldo le rate della banca cui ho dovuto chiedere un prestito. Faccio i salti mortali per pagare la macchina e ho tolto la mensa ai bambini, sia all’asilo che a scuola. Adesso mangiano a casa. All’inizio tornavo in Marocco abbastanza spesso... sì, circa una volta ogni due anni....poi ogni 5 o 6, ma se continua...beh, se continua così - e da quello che vedo io è una cosa che dura a lungo - credo che sarà molto difficile rivedere il mio Paese. Ma non ho intenzione di lamentarmi, conosco infatti persone che stanno molto peggio di noi».
Va ricordato che per gli immigrati perdere il lavoro spesso significa vivere un ulteriore dramma personale in una cornice non certo da commedia: chi non ha un impiego non ha alcuna speranza di poter rinnovare il permesso di soggiorno ed è condannato a vestire gli scomodi panni del clandestino. I precari, gli atipici e coloro che lavorano per le agenzie interinali corrono i rischi maggiori. Lo sa bene un amico di Mohamed rimasto a spasso e con il permesso di soggiorno ad un minuto dalla scadenza. «Gli ho chiesto come pensasse di tirare avanti - racconta Mohamed - e lui mi ha risposto che stava facendo il Ramadam per il terzo mese consecutivo. Immagino stesse scherzando, e devo dire che ci vuole coraggio, ma non ne sono poi tanto sicuro!».
Ma anche chi può aggrapparsi alla cassa integrazione, neanche fosse l’ultimo salvagente del Titanic, senza dubbio non si gode una vita da nababbo. «Adesso, prima di andare a mangiare anche solo una semplice pizza in un locale senza grandi pretese - spiega Stefania - ci si pensa cento volte o non ci si pensa affatto. Regali a Natale? Non se ne parla proprio...beh, certo...per i figli sì. Qualsiasi cosa per i miei figli. Ma di sicuro quest’anno non potrò pensare ai miei nipotini. Aspettiamo dicembre per la tredicesima, che non sarà una vera tredicesima ma un piccolo sospiro di sollievo che comunque risentirà del momento a dir poco complicato. Diventerà il surrogato di uno stipendio che è venuto a mancare in tutti questi mesi».
Il figlio maggiore di Stefania è adolescente e un figlio adolescente non è sempre facile da gestire. «Per quale oscuro motivo i miei compagni hanno l’i-phone e io devo vergognarmi di un cellulare antidiluviano?».
Certo... basta rispondere perché mamma e papà sono in cassa integrazione tesoro... Semplice no? No, al contrario, è davvero dura.
«Sì, c’è anche questo aspetto da considerare - conferma Silvia - ma mio figlio è un ragazzo molto responsabile e comprende le nostre difficoltà senza farcelo pesare».
Non scordiamo poi che mandare i figli a scuola incide non poco sul bilancio familiare.
«Solo di autobus, per il più grande, spendo 5 euro al giorno. No, il motorino non ce l’ha... per fortuna non gli piace e non ci ha mai chiesto di comprarglielo. Inoltre quest’anno, alla materna che frequenta mio figlio più piccolo, hanno messo un bonus annuale di 50 euro. Una tantum insomma... no, non è obbligatorio ma indica che anche la scuola è in seria difficoltà. Non riescono neppure a comprare la carta igienica o i fogli per le fotocopie. Ma sono le istituzioni che aiutano poco le famiglie. Noi poi neanche a sperarlo... con due stipendi siamo infatti considerati ricchi e non abbiamo agevolazioni...».

Lex
27-11-2008, 18: 04
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GIOVEDÌ, 27 NOVEMBRE 2008

Pagina 11 - Cronaca

Un fenomeno che «contagia» tutti i settori

Tante le incertezze anche per i 25mila precari della nostra provincia




Anche a Modena il tema dei precari resta di grande attualità, a fronte di cifre che non tendono a calare. Come spiega infatti Vanni Ficcarelli, della segreteria Cgil modenese, «il panorama del precariato modenese conta di 25mila addetti ai quali vanno aggiunti tra i 4mila ed i 5mila collaboratori a progetto». Cifre che spaventano se si pensa a come «la crisi che interessa l’economia, ma anche il mondo produttivo è tale da colpire tutti i settori e tutte le aziende». Una crisi che Ficcarelli definisce “insolita” perchè, «anche nella nostra provincia, ha portato gravi esiti in tutti i settori di produzione: dalla ceramica alla meccanica, dall’edilizia al biomedicale senza dimenticare l’agroalimentare». Nello specifico «si parla di 5mila lavoratori in cassa integrazione, sia ordinaria che straordinaria per il settore ceramico, il biomedicale soffre del problema del decentramento produttivo, si guardi al caso Gambro- spiega Ficcarelli- l’edilizia registra 1.500 aziende in meno nelle casse edili», mentre «anche altri settori che in passato non erano interessati dal vento di crisi oggi ne risentono sempre di più, nel settore meccanico registriamo un aumento vertiginoso delle casse integrazione, tra le 1.500 e le 1.700, ovvero il doppio rispetto allo scorso anno». In questo quadro «la figura del precario è spesso da inserirsi in un contesto privo di ogni tutela» e proprio per fronteggiare una situazione del genere, la Cgil «chiede che i contratti a tempo determinato vengano garantiti almeno fino al termine stabilito e che i licenziamenti non siano imposti, che, in pratica, i lavoratori non vengano ‘cacciati fuori’».
Sempre per la tutela dei lavoratori precari, Ficcarelli spiega che «la nostra speranza è che le Province si facciano carico del rapporto con gli istituti di credito affinchè garantiscano l’anticipo della cassa integrazione alle aziende». E ai Comuni il sindacato chiede «che facciano uno sforzo in favore delle situazioni di maggiore sofferenza e che non aumentino le tariffe».

ambro
27-11-2008, 19: 16
il problema che iniziano loro poi è tutta una catena
veramente in pochi si salvano

callaghan
27-11-2008, 19: 38
è la recesiùn.
speriam che non diventi depresiùn.

comunque son cazzi, ma si sapeva da anni che prima o poi sarebero arrivati.

Lex
27-11-2008, 19: 41
Le ceramiche sono legati penso allio scoppio della bolla immobiliare
ovvero nessuno compra una casa perchè non ce la fa

domanda facile: di chi è la colpa?

callaghan
27-11-2008, 19: 49
di chi ha messo troppi soldi in giro contando sull'inevitabile salvataggio pubblico.

Eddie
27-11-2008, 19: 56
è la recesiùn.
speriam che non diventi depresiùn.

comunque son cazzi, ma si sapeva da anni che prima o poi sarebero arrivati.


mi sa che dopo questa raffica si conteranno diversi "morti" sul campo.

callaghan
27-11-2008, 19: 59
cosa normale.
in n paese normale però dopo ne nascon di nuovi, da noi non so mica.

moforever
27-11-2008, 20: 05
Il problema è che una buona parte dei lavoratori nelle ceramiche svolge mansioni non facilmente riciclabili, hanno stipendi relativamente alti e fuori da quell'ambito valgono poco, un turnista senza qualifica alcuna può arrivare a prendere 1600/1700 € mensili che nel settore metalmeccanico, ad esempio, sono inarrivabili x la maggior parte degli addetti.

fiumevolga
27-11-2008, 20: 31
oleodinamica settore movimento terra completamente fermo

ferie ad esaurimento e poi cassa integrazione

Eterquel
27-11-2008, 20: 42
oleodinamica settore movimento terra completamente fermo

ferie ad esaurimento e poi cassa integrazione

Idem con patate alla Rossi moto-riduttori, mi dicono dalla regia. E pensare che colosso che era..

ambro
27-11-2008, 20: 44
beh la rossi ha diverse sedi
io per sempio so che abbiamo alcuni lavori per loro

Lex
27-11-2008, 20: 45
di chi ha messo troppi soldi in giro contando sull'inevitabile salvataggio pubblico.
Beh nel caso specifico mi riferisco a chi ha sempre avuto interesse a non incrementare i salari al potere d'acquisto reale e in modo equo, invece che aumentare la forbiche tra le classi sociali (cioè chi più prende più aumenta il profitto e chi meno prende prende ancora meno)

Eterquel
27-11-2008, 21: 10
beh la rossi ha diverse sedi
io per sempio so che abbiamo alcuni lavori per loro

Quella in via Emilia ovest.

Zanna
27-11-2008, 22: 44
notizie ddella Motovario di Ubersetto?

ABO
27-11-2008, 23: 17
mi viene in mente un noto Forumista che non piu'di 2 settimane fa'scriveva che la cassa integrazione e'da abolire.

facciamo 7-800 charter e mandiamo a londra L'ESUBERO FANCAZZISTA?

Zanna
28-11-2008, 07: 03
la cassa integrazione è pagata con contributi INPS dai lavoratori delle imprese di più di 15 dipendenti. Non ha niente a che fare col fondo pensioni e neanche con il denaro pubblico.
Poi che a quegli stronzetti di Alitalia danno 7 anni di mobilità e Alitalia, essendo statale, prima non ne aveva diritto, è un altro paio di maniche. I contribuenti avrebbero però dovuto continuare a pagare la voragine che ogni anno si allargava.

geppo
28-11-2008, 07: 05
in tema cassaintegrazione

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GIOVEDÌ, 27 NOVEMBRE 2008

Pagina 4 - Attualità

Milioni di famiglie già in crisi a metà mese

Sondaggio. Per il 74% il governo fa poco. E le tasse aumentano






ROMA. Famiglie sempre più in difficoltà, con il portafoglio vuoto già alla seconda, terza settimana e la sola alternativa di tirare la cinghia di fronte ad una crisi che viene vista lunga, destinata a peggiorare e a ’mordere’ anche per i prossimi due anni. Oltre sei milioni di famiglie italiane, infatti, arrivano a fatica alla terza settimana del mese, più di due milioni addirittura non riescono ad andare oltre la metà del mese. A dirlo è un sondaggio realizzato da Confesercenti-Swg dal quale emerge una diffusa disillusione ed una preoccupazione crescente, tanto che il 58% degli intervistati teme che la situazione economica peggiorerà nei prossimi 12 mesi.
Di fronte a ciò, non resta che ridurre le spese e rinunciare a qualcosa, di indispensabile o meno: la pensa così l’82% degli italiani. In testa alle rinunce, abbigliamento e calzature con un taglio rispetto al 2007 di quattro punti in più (dal 48% al 52%). Restano costanti i risparmi per beni domestici ed alimentari. Le preoccupazioni per la crisi finiscono per far attribuire responsabilità tanto al Governo che all’opposizione. Il 74% del campione giudica ’poco’ o ’per niente’ adeguati gli interventi del Governo per fronteggiare la congiuntura negativa. Si contrappone un 22% di giudizi positivi fra i quali quelli che promuovono l’esecutivo a pieni voti, che sono però solo il 2%. Altrettanto severi verso l’opposizione: il 76% non lo giudica bene, assoluzione invece dal 18%.
Intanto secondo la Cgia di Mestre la pressione fiscale è cresciuta tra il 2005 e il 2007 del 2,8%, mentre quest’anno dovrebbe registrare un leggero calo per poi risalire nel 2009 sopra il 43%.

vabbè ma se prendete l'unità...

Zanna
28-11-2008, 07: 12
Milioni di famiglie già in crisi a metà mese

Sondaggio. Per il 74% il governo fa poco. E le tasse aumentano
. Restano costanti i risparmi per beni domestici ed alimentari. Le preoccupazioni per la crisi finiscono per far attribuire responsabilità tanto al Governo che all’opposizione.
vabbè ma se prendete l'unità...[/QUOTE]
L'unità ha colto un parere oggettivo. Gli italiani non attribuiscono la crisi ai governi di dx o di sx, però sul come risponderanno saranno giudicati. Ora è ancora presto.

matsugara
28-11-2008, 07: 37
Sacmi Forni di Salvaterra.
ferie dal 22/12 al 12/01... con "settimana bianca" a febbraio... mai successo
e chi non ha le ferie, tipo me... cassa...
zio pover!

Zanna
28-11-2008, 17: 50
Gibellini è L'unico Che Non Va In Crisi !!!
Anzi Proliferano Le Casse

ambro
28-11-2008, 17: 50
la sacmi è anche bella grande!
anche a formigine sono fermi?

Marshall
28-11-2008, 18: 25
Ci marciano anche su eh ... Iveco azienda più che sana appena ha visto i magazzini pieni ha mandato tutti in cassa integrazione ... comodo.

ambro
28-11-2008, 18: 58
anche in ferrari e maserati sono in cassa

molho leone
29-11-2008, 14: 02
Ci marciano anche su eh ... Iveco azienda più che sana appena ha visto i magazzini pieni ha mandato tutti in cassa integrazione ... comodo.

Uhmmm. Molto spesso "magazzini pieni" non si concilia molto con "azienda più che sana".
Mantenere il magazzino costa.

callaghan
29-11-2008, 17: 42
più che altro i magazzini pieni dicon che il mercato sia un pò fermo.
senza andare neanche a vedere di cosa sian pieni eh...

osellame
30-11-2008, 10: 18
Ci marciano anche su eh ... Iveco azienda più che sana appena ha visto i magazzini pieni ha mandato tutti in cassa integrazione ... comodo.

Marshall il punto è un altro. E' più conveniente produrre pochi giorni alla settimana, ma quelli lavorare al 100% che fare andare gli impianti in modo rallentato. Nel primo caso hai il miglior ammortamento dei costi fissi.
Che poi, se hai il magazzino pieno cosa fai? Continui a metetrci roba?

tanaia
30-11-2008, 10: 27
Ci marciano anche su eh ... Iveco azienda più che sana appena ha visto i magazzini pieni ha mandato tutti in cassa integrazione ... comodo.

Marshall il punto è un altro. E' più conveniente produrre pochi giorni alla settimana, ma quelli lavorare al 100% che fare andare gli impianti in modo rallentato. Nel primo caso hai il miglior ammortamento dei costi fissi.
Che poi, se hai il magazzino pieno cosa fai? Continui a metetrci roba?

mi spieghi questo passaggio?

osellame
30-11-2008, 10: 29
I costi fissi sono quelli che sostieni a prescindere dal numero di ore e/o di quantità prodotta?
Se lavori più ore/produci più roba, l'incidenza di questi costi sull'unità marginale prodotta in più, si riduce. E' giusto?

tanaia
30-11-2008, 10: 31
I costi fissi sono quelli che sostieni a prescindere dal numero di ore e/o di quantità prodotta?
Se lavori più ore/produci più roba, l'incidenza di questi costi sull'unità marginale prodotta in più, si riduce. E' giusto?

non capisco perchè i costi siriducano ad uguale unità di prodotto a seconda del fatto che l'impianto vada a velocità diverse.
se il quantitativo prodotto è il medesimo l'incidenza dei costi fissi su unità di prodotto non cambia.

osellame
30-11-2008, 10: 41
Io parto dal presupposto che se lavori a pieno ritmo produci di più.
Ergo l'incidenza marginale dei costi fissi si riduce.
Anche eprchè, tanaione, se a ritmo ridotto produci quanto esegui a massima potenzialità, allora qualcosa non mi torna...

ale
30-11-2008, 10: 44
Io parto dal presupposto che se lavori a pieno ritmo produci di più.
Ergo l'incidenza marginale dei costi fissi si riduce.
Anche eprchè, tanaione, se a ritmo ridotto produci quanto esegui a massima potenzialità, allora qualcosa non mi torna...
5 giorni all' 80% dovrebbero produrre tanto quanto 4 al 100%.
Probabilmente è su questo punto che stai facendo casino.

tanaia
30-11-2008, 10: 50
Io parto dal presupposto che se lavori a pieno ritmo produci di più.
Ergo l'incidenza marginale dei costi fissi si riduce.
Anche eprchè, tanaione, se a ritmo ridotto produci quanto esegui a massima potenzialità, allora qualcosa non mi torna...

io chiedevo ragione id questo passaggio:

"E' più conveniente produrre pochi giorni alla settimana, ma quelli lavorare al 100% che fare andare gli impianti in modo rallentato. Nel primo caso hai il miglior ammortamento dei costi fissi."

è chiaro che se produco X+Y con gli stesso impianti il costo unitario è inferiore. ma la tua affermazione sembrava che allo stesso quantitativo di prodotto X, corrispondesse un costo unitario diverso a seconda che l'impianto fuinzioni 12 ore 3 giorni piuttosto che 9 ore 4 giorni.
cosa possibilissima in caso di rendimenti diversi (per esempio i forni delle ceramiche), ma in linea di principio non vera.

osellame
30-11-2008, 10: 57
sorry Tanaia, non mi ero spiegato bene.
Ale: premetto che non sono un economista e nemmeno un tecnico delle ceramiche. Io parto dalle notizie che ho letto, e che parlano non di una cassaintegrazione di un giorno alla settimana, ma di un blocco di un mese di produzione.
Fermo restando che non sono in grado di parlare dei tepi tecnini di riavvio di un forno e quant'altro, da non esperto mi viene da dire che fermando circa un mese la produzione puoi portare a zero costi come riscaldamento e/o forza motrice per tutto il periodom di arresto della produzione.
Io ho presente l'azienda per cui lavoro 8di circa 20 persone) e, credimi, non sono costi indifferenti.
Dunque io resto convinto del fatto cheConviene produrre al 100% quando produci, e fermarti a zero per un periodo, piuttosto che non fermartui mai e produrre all'8'%, perchè quando lo fai, produci di più e pertanto riduci l'incidenza del fisso
Ciò detto, mi posso sbagliare e sono più che disponibile a sentire altre campane...

rdieci
01-12-2008, 21: 21
Per Natale 5mila in cassa integrazione
Coinvolte 70 aziende di ogni livello, c’è anche il gruppo Marazzi

Invaso dalla concorrenza straniera il polo sassolese è in grave difficoltà Azienda per azienda chi resta a casa
SILVIA DALLARI



che poi in taluni casi è concorrenza "straniera" per modo di dire... son le stesse ceramiche che hanno dislocato che fan concorrenza ai loro stessi stabilimenti in italia...

magari sbaglio, e non lo escludo, ma ci son dati curiosi; il fatturato del gruppo marazzi è stato:

- nel 2005 903 milioni di euro;
- nel 2006 964 milioni;
- nel 2007 984 milioni;
- l'utile operativo è salito da 102 a 118milioni

la fonte è il sito stesso del gruppo

ok che il 2008 è stato l'anno + problematico (stando a ciò che si sente, non ho dati), ma mi piacerebbe vedere il prossimo bilancio

la crisi c'è per gli operai del comprensorio, non certo per le ceramiche, poi come premesso magari sbaglio

agheranavecia!
02-12-2008, 07: 35
Le fabbriche, quelle di maggiori dimensioni e più tecnologizzate non possono permettersi spegnimenti delle linee perchè i riavvii prendono GIORNI (nel caso delle ceramiche anche settimane) o almeno, per le catene più semplici ORE LAVORO in cui la gente è presente ma dalla linea non esce nulla.

Non è solo questione dei FORNI, anche i sistemi elettronici vanno riavviati e risettati, ogni invio può creare potenzialmente dei problemi; come ogni spegnimento.

Il rischio tecnologico sui macchinari sempre in linea costa 10 volte meno del rischio per linee che si spengono per determinati periodi; c'è una clausola sulle polizze industriali che si chiama RISCHI di RIAVVIO

I riavii sono problematici perchè spesso dopo il riavvio la quantità di scarto aumenta per effetto di "scentrature" e "perdite di sensibilità" dei macchinari che vanno ritarati.

Per il 90% delle linee Meglio lavorare a capacità ridotta che tre giorni a settimana.

Gioventù
02-12-2008, 08: 58
Il problema è che una buona parte dei lavoratori nelle ceramiche svolge mansioni non facilmente riciclabili, hanno stipendi relativamente alti e fuori da quell'ambito valgono poco, un turnista senza qualifica alcuna può arrivare a prendere 1600/1700 € mensili che nel settore metalmeccanico, ad esempio, sono inarrivabili x la maggior parte degli addetti.

bingo.
il settore ceramico è stato il festival dello sperpero.
stipendi folli a gente (non parlo di chi fa lavori manuali) che ha fatto danni folli, che ha fatto andare in malora un'azienda magari.

lallo
02-12-2008, 09: 08
Il problema è che una buona parte dei lavoratori nelle ceramiche svolge mansioni non facilmente riciclabili, hanno stipendi relativamente alti e fuori da quell'ambito valgono poco, un turnista senza qualifica alcuna può arrivare a prendere 1600/1700 € mensili che nel settore metalmeccanico, ad esempio, sono inarrivabili x la maggior parte degli addetti.

bingo.
il settore ceramico è stato il festival dello sperpero.
stipendi folli a gente (non parlo di chi fa lavori manuali) che ha fatto danni folli, che ha fatto andare in malora un'azienda magari.

Quelle cifre non ci sono più da tempo almeno nelle ceramiche maggiori..le altre chiudono

Gioventù
02-12-2008, 09: 21
Il problema è che una buona parte dei lavoratori nelle ceramiche svolge mansioni non facilmente riciclabili, hanno stipendi relativamente alti e fuori da quell'ambito valgono poco, un turnista senza qualifica alcuna può arrivare a prendere 1600/1700 € mensili che nel settore metalmeccanico, ad esempio, sono inarrivabili x la maggior parte degli addetti.

bingo.
il settore ceramico è stato il festival dello sperpero.
stipendi folli a gente (non parlo di chi fa lavori manuali) che ha fatto danni folli, che ha fatto andare in malora un'azienda magari.

Quelle cifre non ci sono più da tempo almeno nelle ceramiche maggiori..le altre chiudono

ti garantisco che alcune ceramiche continuano a pagar fio di quattrini personaggi che stanno facendo di tutto per metterle al tappeto.
e continuano ad essere pagati stipendi fuori mercato a figure "altamente qualificate" che in altri settori sarebbero pagati più o meno quanto gli impiegati.

lallo
02-12-2008, 13: 59
Il problema è che una buona parte dei lavoratori nelle ceramiche svolge mansioni non facilmente riciclabili, hanno stipendi relativamente alti e fuori da quell'ambito valgono poco, un turnista senza qualifica alcuna può arrivare a prendere 1600/1700 € mensili che nel settore metalmeccanico, ad esempio, sono inarrivabili x la maggior parte degli addetti.

bingo.
il settore ceramico è stato il festival dello sperpero.
stipendi folli a gente (non parlo di chi fa lavori manuali) che ha fatto danni folli, che ha fatto andare in malora un'azienda magari.

Quelle cifre non ci sono più da tempo almeno nelle ceramiche maggiori..le altre chiudono

ti garantisco che alcune ceramiche continuano a pagar fio di quattrini personaggi che stanno facendo di tutto per metterle al tappeto.
e continuano ad essere pagati stipendi fuori mercato a figure "altamente qualificate" che in altri settori sarebbero pagati più o meno quanto gli impiegati.


se mi parli di dirigenti o quadri sono concorde(anche se il mercato si è notevolmente abbassato anche lì) gli operai è da tempo che sono a livelli delle altre categorie..i privilegi pregressi non si possono togliere quindi se un capo turno si portava a casa un signor stipendio non possono toglierlo ora.

ambro
02-12-2008, 17: 15
Il problema è che una buona parte dei lavoratori nelle ceramiche svolge mansioni non facilmente riciclabili, hanno stipendi relativamente alti e fuori da quell'ambito valgono poco, un turnista senza qualifica alcuna può arrivare a prendere 1600/1700 € mensili che nel settore metalmeccanico, ad esempio, sono inarrivabili x la maggior parte degli addetti.

bingo.
il settore ceramico è stato il festival dello sperpero.
stipendi folli a gente (non parlo di chi fa lavori manuali) che ha fatto danni folli, che ha fatto andare in malora un'azienda magari.

Quelle cifre non ci sono più da tempo almeno nelle ceramiche maggiori..le altre chiudono

ti garantisco che alcune ceramiche continuano a pagar fio di quattrini personaggi che stanno facendo di tutto per metterle al tappeto.
e continuano ad essere pagati stipendi fuori mercato a figure "altamente qualificate" che in altri settori sarebbero pagati più o meno quanto gli impiegati.

quoto
un esempio i manutentori

claudiosky
02-12-2008, 20: 55
ecco finalmente un argomento fatto apposta per me....allora:la crisi del settore ceramico c'è,come in qualsiasi altro campo,solo che per la maggior parte dei casi è una crisi interna.cioè:i maggiori gruppi ceramici(ed io ne faccio parte)hanno aperto stabilimenti all estero,vedi russia cina india...ai grandi capi non gliene frega una cippa di di prender soldi da sassuolo o dall estero...a far piastrelle oggigiorno non è che serve poi chissa quale specializzazione,salvo qualche figura cardine...nella mia fabbrica un operaio turnista medio prende 1700 euro...in quella in russia 200...
Per quanto riguarda gli impianti,ormai son testati e sicuri per essere predisposti a fermate e ripartenze continue...nel caso principe dello spegnimento di un forno,non servono più di 36 ore per raffreddarlo completamente e per riportarlo in temperatura(ovvero 1200 gradi) senza far una piega...
per le produzioni a velocità ridotte:son un danno,nel senso che forni,presse,linee consumano lo stesso la stessa quantità di energia o gas,quindi se si deve far andar un impianto è meglio farlo andare ai 1000 all ora...
detto ciò me la sto facendo sotto,perchè pur essedo una figura qualificata,la vedo grigia per il futuro...

Gioventù
03-12-2008, 08: 42
ecco finalmente un argomento fatto apposta per me....allora:la crisi del settore ceramico c'è,come in qualsiasi altro campo,solo che per la maggior parte dei casi è una crisi interna.cioè:i maggiori gruppi ceramici(ed io ne faccio parte)hanno aperto stabilimenti all estero,vedi russia cina india...ai grandi capi non gliene frega una cippa di di prender soldi da sassuolo o dall estero...a far piastrelle oggigiorno non è che serve poi chissa quale specializzazione,salvo qualche figura cardine...nella mia fabbrica un operaio turnista medio prende 1700 euro...in quella in russia 200...
Per quanto riguarda gli impianti,ormai son testati e sicuri per essere predisposti a fermate e ripartenze continue...nel caso principe dello spegnimento di un forno,non servono più di 36 ore per raffreddarlo completamente e per riportarlo in temperatura(ovvero 1200 gradi) senza far una piega...
per le produzioni a velocità ridotte:son un danno,nel senso che forni,presse,linee consumano lo stesso la stessa quantità di energia o gas,quindi se si deve far andar un impianto è meglio farlo andare ai 1000 all ora...
detto ciò me la sto facendo sotto,perchè pur essedo una figura qualificata,la vedo grigia per il futuro...

ma infatti la crisi del settore ceramico è slegata dalla crisi economica in generale.
si sa da un sacco di tempo che sassuolo sarà destinata ad essere una sorta di grande centro direzionale, dato che la tendenza è quella di produrre direttamente nel paese in cui vendi.
tra 20 anni in italia ci saranno soltanto (o quasi) piastrelle prodotte in italia, idem in cina, idem in india, idem in brasile.

il punto adesso è: tutta la gente assunta quando già si sapeva la piega che avrebbe preso il settore, che fine farà? mi riferisco alla manodopera.
la cosa agghiacciante, lo ripeto, è che era tutto ben noto già da un pezzo.

bisognerebbe che quei signorotti arricchiti iniziassero a pagare seriamente le loro cazzate, perchè in grandissima parte se rimarrà a casa tanta gente da lavorare sarà per colpa loro e per colpa delle loro scelte assolutamente irresponsabili.

lascia a casa 10.000 persone da qui a marzo e vedi se anche solo una piccola minoranza non metterà a ferro e fuoco le abitazioni dei suddetti signorotti.

Lex
19-12-2008, 09: 21
Nubi sulla ‘piastrella valley’. «Ripresa solo nel 2010»

Il presidente Panzani: «Siamo in piena recessione. Produzione e vendite in continua flessione»


@BORDERO:di LUIGI GIULIANI
LA STAGNAZIONE del settore ceramico è diventata recessione. Il preconsuntivo 2008 rileva per la produzione un valore di 523 milioni di metri quadrati (-6,4%), derivante da vendita in Italia per 151 milioni di metri quadrati ed esportazioni di 349 milioni di metri quadrati. Le vendite sono in calo del 6,3%.

DATI SCATURITI dall’Osservatorio previsionale e dall’analisi di bilancio che porta con se una buona dose di nubi e qualche notizia positiva.
Alfonso Panzani è presidente di Confindustria Ceramica da tre anni e mezzo. Finirà il suo mandato nel maggio del prossimo anno e mai avrebbe immaginato, con il suo direttore Armando Cafiero, di spiegare motivi e strategie di uno scenario economico così penalizzante per il comparto: «Le turbolenze finanziarie — ha spiegato Panzani — continueranno a trasmettere a lungo il loro impatto negativo sulle economie reali, concorrendo a deprimere il clima di fiducia di famiglie e imprese e a rendere più stringenti le condizioni del mercato del credito». L’export, da sempre il punto forte della piastrella italiana, va male: il calo delle vendite indirizzate verso l’Europa Occidentale ha registrato un - 6,5% e nel Nord America un -20,6%. Si tratta delle due principali aree di destinazione dei materiali ceramici italiani. Flessione in parte controbilanciate da positive crescite nella domanda di piastrelle di ceramica italiane verso i ‘nuovi paesi Ue’ (+7,1%), gli ‘altri paesi europei’ (+4,8%) e l’Asia (+3,4%), ma che non sufficienti a coprire il ‘gap’.

IN ITALIA, la contrazione prevista, nel 2008, del consumo di piastrelle è di un –9,2% rispetto al 2007. Sono circa 7.000 i dipendenti di aziende ceramiche che oggi usufruiscono della cassa integrazione che terminerà a gennaio. Il presidente non ha escluso il ricorso alla mobilità anche nell’immediato futuro. Altra spada di Damocle rimangono i costi aziendali; dallo studio emerge come quelli di fabbricazione crescano del 4,64%, a causa di una fiammata inflativa dell’energia termica (+14,22%), di quell’elettrica (+6,97%), delle materie prime (+4,83%), dei corredi ceramici e delle lavorazioni esterne su prodotti (+4,65%). In rialzo anche gli oneri finanziari, dovuti principalmente al forte aumento nei tassi d’interesse. «Per parlare di ripresa si dovrà aspettare il 2010», dice Panzani, ma anche la previsione 2008 è a tinte fosche. La produzione è stimata calare di un altro 4,1%, quale risposta ad una flessione delle vendite totali del 3,8%. Pur rimanendo in campo negativo, tale previsione trova la sua giustificazione tanto dalle vendite sul mercato interno (-4,4%, dal -9% dell’anno in corso), quanto anche dell’export (-3,6%, dal -5,1% del 2008), quest’ultimo agevolato dal fatto che per gli Usa esistono fondate attese per una progressiva fuoriuscita dalle secche della crisi di mutui subprime.

Lex
19-12-2008, 09: 21
ACIMAC

«Ordini e commesse in caduta libera»

@BORDERO:GLI ORDINI stanno diminuendo così come le commesse. Il mercato interno è quasi fermo e quelli esteri sembrano minati, mentre non calano le spese di produzione e i tassi di cambio sono un’incognita. L’umore dei produttori italiani di macchinari per ceramica dovrebbe essere nero, ma non per il loro presidente Pietro Cassani (nella foto) che ha diverse speranze, molte di più delle certezze, per credere che una piccola ripresa potrebbe avvenire già a metà del prossimo anno.
Si affida agli studi di diversi istituti finanziari dove «non tutti convergono nell’analisi che vuole due anni di recessione», afferma il presidente d’Acimac poco prima del tradizionale scambio d’auguri con i rappresentanti dell’informazione.

«CON INNOVAZIONE, nuove idee e puntando non su impianti che aumentino i volumi produttivi, ma su quelli che forniscono efficienza e che ottimizzino i costi, si spingerà il settore a fare nuovi investimenti». Questa è la ‘ricetta’ dettata da Cassani che, intanto, deve fare i conti con un fatturato del 2008 in contrazione del 10 per cento e previsioni non favorevoli anche per il 2009. «L’occupazione (7.500 addetti), però, tiene — puntualizza il presidente — e c’è fiducia nella ripresa dell’economia mondiale e nella solidità di un settore (nel 2007, fatturato record pari a 1.937,5 milioni d’euro) che ha già saputo affrontare e superare periodi di difficoltà. Non abbiamo visioni di dover fare cassa integrazione, così come operazioni di mobilità; certo si fa ricorso ad interruzioni di lavoro flessibile, tempi determinati, contratti outsourcing che sono tagliati e si cerca di portare più lavoro in casa».

LA QUOTA export, anche nel 2008, supererà il 70 per cento del fatturato. Pietro Cassani, in conclusione, ribadisce che l’Acimac, «sempre con più forza, cercherà d’essere vicina al mercato e ai clienti per spingerli a pensare oggi su come pianificare il futuro perché abbiamo le possibilità, il tempo, le risorse; cerchiamo di infondere fiducia e di dimostrare che si può puntare su un prodotto di qualità, di maggior valore anche spegnendo delle linee vecchie e inefficienti».
Luigi Giuliani

Travellinfan
19-12-2008, 09: 26
... qui da me si va in cassa!!! io ferie forzate fino al 12 Gen. e fermeremo la produzione per 2 mesi... speram!

geppo
19-12-2008, 10: 18
comunque sento voci contrastanti
la ricambistica sorride
chi lavora con l'edilizia piange e sono i tanti e anche nomi noti
la meccanica in genere tiene botta
fonderie ferme
ceramiche e tessile per me non fan testo

canna-rina
19-12-2008, 13: 36
Macchine agricole, quindi agricoltura stiam andando benino, però in Austria, Baviera, Baden-W. non fa testo, mi sa...
Brutta botta la privatizzazione definitiva delle poste austriache, che lasciano a casa fra le 1000 e le 3000 px, ma anche questo non c'entra nulla con la crisi, anzi, se ne approfittano più che altro.