Visualizza Versione Completa : il sangue dei vinti
qualcuno l'ha letto...???lo vorrei leggere... mi spiegate un pò la trama??
di cosa parla??
bridget
05-11-2008, 17: 41
http://www.ibs.it/code/9788882747596/pansa-giampaolo/sangue-dei-vinti-quello.html -.-
qualcuno l'ha letto...???lo vorrei leggere... mi spiegate un pò la trama??
di cosa parla??
libraccio.
Domani te lo racconto
qualcuno l'ha letto...???lo vorrei leggere... mi spiegate un pò la trama??
di cosa parla??
libraccio.
Domani te lo racconto
ok
partigiano
05-11-2008, 23: 09
qualcuno l'ha letto...???lo vorrei leggere... mi spiegate un pò la trama??
di cosa parla??
:death:
qualcuno l'ha letto...???lo vorrei leggere... mi spiegate un pò la trama??
di cosa parla??
Il titolo mi sembra piuttosto esplicativo: parla dei continui infortuni ai giocatori del Modena
Il tema de Il Sangue dei Vinti è quello, diventato di grande attualità proprio dopo la pubblicazione di questo libro, degli omicidi e delle stragi commessi dopo la liberazione dall'occupazione tedesca dai partigiani di osservanza comunista.
Il perdiodo coperto va dunque dal 22 aprile 1945 alla fine del 1946 circa, dai primi omicidi di fascisti opresunti tali commessi duranteil giorno stesso della liberazione a Bologna alla "normalizzazione" della Federazione del PCI di Reggio avvenuta nel autunno del 1946.
Il libro non si presenta come un libro storico: non ha una nota bibliografica, non ha un riferimento archivistico, non ha un riferimento testimoniale. Già a questo punto un normale lettore di sagistica storica dovrebbe prendere il libro e cestinarlo come carta straccia. Questo per quanto attiene alla metodologia storica di Pansa che dimentica che anche i libri di divulgazione storica rivolti al grande pubblico dovrebbero attenersi a un minimo sindacale quanto alla possibilità da darsi al lettore di verificare le fonti primarie e secondarie del lavoro.
Il libro di Pansa non è quindi un saggio, ma non è neanche un romanzo.
La finzione narrativa è limitata alla introduzione di un solo personaggio: Livia Bianchi, bibliotecaria della BNC di Firenze, studiosa e ricercatrice del movimento partigiano.
Livia è l'alter ego narratore che si alterna a Pansa nella descrizione raffazonata dei singoli eventi. L'espediente è di minimo impatto e la probabile funzione del suo utilizzo, il tentativo di rendere meno fazioso il racconto, non viene soddisfatta perchè non vi è tra i due narratori nessuna differenziazione, nessun reale dialogo, nessuna antitesi.
La narrazione degli omicidi parte da Milano (scelta curiosa ) e prosegue secondo un percorso che passa dal Piemonte alla Liguria, al Veneto e termina in Emilia, piatto forte del libro tanto che tutto quello che precede appare come insignificante.
I fatti avvenuti a Bologna, Modena e Reggio Emilia sono il fulcro del libro. Pansa elenca la lunga serie di omicidi risolti e irrisolti del triangolo della morte (originariamente Catelfranco-Manzolino-Piumazzo), le vendette contro i fascisti, gli omicidi di chierici, di notabili liberali e democristiani, cercando sempre di far risaltare le qualità umane dei morti o sottolineandone la mitezza, e dipingendo sempre gli assassini come criminali freddi e spietati.
E' proprio nell'analisi dei fatti di Modena che finalmente diventa evidente la TESI del libro di Pansa e cioè che gli omicidi e le stragi compiute dai partigiani comunisti nell'immediato dopoguerra non fossero lo strascico vendicativo del conflitto, le deviazioni di alcune parti del movimento, ma l'inizio di una fase rivoluzionaria della lotta di classe anti-borghese voluta dal PCI. In questo senso dunque i pochi omicidi non chiaramente ascrivibili a una violenta epurazione fascista ( e a una lettura attenta ci si accorge che sul totale sono veramente pchi ) assurgono a cardine della tesi di Pansa. Qui emerg la grande faziosità intellettuale (ancor più che politica) di Pansa. Le stragi di fascisti sono meno importanti del singolo omicidio del prete di montagna nella sua canonica o del medico antifascista democristiano, perchè non sono strutturali per la tesi. Sono inutili se non per rimpolpare il pasticcio, che, altrimenti, sarebbe assai scarno.
Prove di una "regia" da parte del PCI nella serie di omicidi non ve ne sono. Pansa molto semplicemente aggira il problema secondo uno schema inquisitorio classico basato su sillogismi tutt'altro che perfetti: 1-Il Partito sapeva il nome degli assassini in alcuni dei casi raccontati; 2-Il Partito sapeva tutto dei suoi aderenti e comandava strttamente i suoi aderenti quindi 3-Gli omicidi facevano aprte di una linea politica del Partito.
Lo stile è scarno e francamente di poco conto. Se non avessi paura di incorrere in un peccato di hubris potrei tranquillamente dire che il libro è scritto male.
Una lettura poco avvincente, un elenco di fatti buttati lì con poca analisi politica e storica. Chiaramente un libro scritto per fare cassa e ne ha fatta.
Il tema de Il Sangue dei Vinti è quello, diventato di grande attualità proprio dopo la pubblicazione di questo libro, degli omicidi e delle stragi commessi dopo la liberazione dall'occupazione tedesca dai partigiani di osservanza comunista.
Il perdiodo coperto va dunque dal 22 aprile 1945 alla fine del 1946 circa, dai primi omicidi di fascisti opresunti tali commessi duranteil giorno stesso della liberazione a Bologna alla "normalizzazione" della Federazione del PCI di Reggio avvenuta nel autunno del 1946.
Il libro non si presenta come un libro storico: non ha una nota bibliografica, non ha un riferimento archivistico, non ha un riferimento testimoniale. Già a questo punto un normale lettore di sagistica storica dovrebbe prendere il libro e cestinarlo come carta straccia. Questo per quanto attiene alla metodologia storica di Pansa che dimentica che anche i libri di divulgazione storica rivolti al grande pubblico dovrebbero attenersi a un minimo sindacale quanto alla possibilità da darsi al lettore di verificare le fonti primarie e secondarie del lavoro.
Il libro di Pansa non è quindi un saggio, ma non è neanche un romanzo.
La finzione narrativa è limitata alla introduzione di un solo personaggio: Livia Bianchi, bibliotecaria della BNC di Firenze, studiosa e ricercatrice del movimento partigiano.
Livia è l'alter ego narratore che si alterna a Pansa nella descrizione raffazonata dei singoli eventi. L'espediente è di minimo impatto e la probabile funzione del suo utilizzo, il tentativo di rendere meno fazioso il racconto, non viene soddisfatta perchè non vi è tra i due narratori nessuna differenziazione, nessun reale dialogo, nessuna antitesi.
La narrazione degli omicidi parte da Milano (scelta curiosa ) e prosegue secondo un percorso che passa dal Piemonte alla Liguria, al Veneto e termina in Emilia, piatto forte del libro tanto che tutto quello che precede appare come insignificante.
I fatti avvenuti a Bologna, Modena e Reggio Emilia sono il fulcro del libro. Pansa elenca la lunga serie di omicidi risolti e irrisolti del triangolo della morte (originariamente Catelfranco-Manzolino-Piumazzo), le vendette contro i fascisti, gli omicidi di chierici, di notabili liberali e democristiani, cercando sempre di far risaltare le qualità umane dei morti o sottolineandone la mitezza, e dipingendo sempre gli assassini come criminali freddi e spietati.
E' proprio nell'analisi dei fatti di Modena che finalmente diventa evidente la TESI del libro di Pansa e cioè che gli omicidi e le stragi compiute dai partigiani comunisti nell'immediato dopoguerra non fossero lo strascico vendicativo del conflitto, le deviazioni di alcune parti del movimento, ma l'inizio di una fase rivoluzionaria della lotta di classe anti-borghese voluta dal PCI. In questo senso dunque i pochi omicidi non chiaramente ascrivibili a una violenta epurazione fascista ( e a una lettura attenta ci si accorge che sul totale sono veramente pchi ) assurgono a cardine della tesi di Pansa. Qui emerg la grande faziosità intellettuale (ancor più che politica) di Pansa. Le stragi di fascisti sono meno importanti del singolo omicidio del prete di montagna nella sua canonica o del medico antifascista democristiano, perchè non sono strutturali per la tesi. Sono inutili se non per rimpolpare il pasticcio, che, altrimenti, sarebbe assai scarno.
Prove di una "regia" da parte del PCI nella serie di omicidi non ve ne sono. Pansa molto semplicemente aggira il problema secondo uno schema inquisitorio classico basato su sillogismi tutt'altro che perfetti: 1-Il Partito sapeva il nome degli assassini in alcuni dei casi raccontati; 2-Il Partito sapeva tutto dei suoi aderenti e comandava strttamente i suoi aderenti quindi 3-Gli omicidi facevano aprte di una linea politica del Partito.
Lo stile è scarno e francamente di poco conto. Se non avessi paura di incorrere in un peccato di hubris potrei tranquillamente dire che il libro è scritto male.
Una lettura poco avvincente, un elenco di fatti buttati lì con poca analisi politica e storica. Chiaramente un libro scritto per fare cassa e ne ha fatta.
grazie pippo!
B ad Modna
06-11-2008, 13: 02
leggi qualcosa di serio!
Delinqueint
06-11-2008, 13: 25
qualcuno l'ha letto...???lo vorrei leggere... mi spiegate un pò la trama??
di cosa parla??
tot cazèdi...
leggi qualcosa di serio!
sto leggendo "i balilla andarono a salò" di Carlo Mazzantini e dopo voglio leggermi i figli dell'aquila di Pansa
Perchè non spendi un po' più di lira e ti prendi qualcosa di Pisanò, fascista era fascista, storico era storico e anche molto più rigoroso di Pansa (vabbè Pansa del resto è rigoroso solo quando incassa gli assegni ) e quando scrisse era molto meno animato da quella senilità che contraddistingue la ricerca di Pansa della sua fanciullezza di balilla mancato.
Perchè non spendi un po' più di lira e ti prendi qualcosa di Pisanò, fascista era fascista, storico era storico e anche molto più rigoroso di Pansa (vabbè Pansa del resto è rigoroso solo quando incassa gli assegni ) e quando scrisse era molto meno animato da quella senilità che contraddistingue la ricerca di Pansa della sua fanciullezza di balilla mancato.
non spendo vado in biblioteca cmq grazie
Perchè non spendi un po' più di lira e ti prendi qualcosa di Pisanò, fascista era fascista, storico era storico e anche molto più rigoroso di Pansa (vabbè Pansa del resto è rigoroso solo quando incassa gli assegni ) e quando scrisse era molto meno animato da quella senilità che contraddistingue la ricerca di Pansa della sua fanciullezza di balilla mancato.
non spendo vado in biblioteca cmq grazie
Questo è apprezzabile.
B ad Modna
06-11-2008, 23: 23
leggi qualcosa di serio!
sto leggendo "i balilla andarono a salò" di Carlo Mazzantini e dopo voglio leggermi i figli dell'aquila di Pansa
ah beh allora ... Ma puttana eva!
STO LEGGENDO ANCHE la resistenza in italia...sono bipartisan voglio informarmiper bene sui fatti che vanno al 1943 in poi
bridget
07-11-2008, 16: 00
non lo sei ancora bipartisan...
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