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longobardo90
25-06-2008, 09: 39
Dieci colpi per Che Guevara

I fan di Che Guevara si preparano a celebrare ancora un anniversario della morte del rivoluzionario avvenuta trentotto anni fa allo Yuro ravine in Bolivia [n.d.t.: si riferisce alla data della pubblicazione dell'articolo]. Si tratta del momento giusto per rispedire al mittente dieci miti che tengono vivo il culto di Guevara.

L'ultima volta che ho visitato il Museo d'Arte Moderna a New York uno studente americano che indossava una maglietta di Che Guevara e un berretto ha attirato il mio sguardo (il fatto che Nicole Kidman sia entrata proprio in quel momento potrebbe avere qualcosa a che fare con il fatto che mi sia accorto di lui). Gli ho chiesto gentilmente che cosa esattamente avesse ammirato così tanto di quell'uomo. Ecco le dieci ragioni che ha menzionato e le mie risposte.

1. ERA CONTRARIO AL CAPITALISMO
In effetti Guevara era per un capitalismo di stato. Si oppose al sistema salariale dell'"appropriazione del plusvalore" (nel gergo marxista) solo quando questo andava alle imprese private. Ma lui mutò l'"appropriazione del plusvalore dei lavoratori" in un sistema di stato. Un esempio di ciò è riscontrabile nei campi di lavori forzati che appoggiò, a partire da Guanahacabibes nel 1961.
2. HA RESO CUBA INDIPENDENTE
In realtà ha permesso la colonizzazione di Cuba da parte di un potere straniero. È stato strumento della trasformazione di Cuba in una temporanea testa di ponte del potere nucleare sovietico (firmò gli accordi di Yalta). Come responsabile per l'"industrializzazione" di Cuba fallì non arrestando la dipendenza del paese dallo zucchero.
3. HA COMBATTUTO PER LA GIUSTIZIA SOCIALE
In realtà ha contribuito alla rovina dell'economia distraendo risorse alle industrie che poi fallirono e ridussero la raccolta dello zucchero, sostegno di Cuba, della metà in due anni. Il razionamento iniziò sotto la sua amministrazione dell'economia dell'isola.
4. SI OPPOSE A MOSCA
In realtà ha obbedito a Mosca finché Mosca decise di chiedere qualcosa in cambio dei suoi massicci trasferimenti di denaro all'Havana. Nel 1965 criticò il Cremlino poiché aveva adottato ciò che lui chiamò "legge del valore". Quindi si rivolse alla Cina alla vigilia della Rivoluzione Culturale, uno degli orrori del ventesimo secolo. Scambiò semplicemente alleanze nel campo totalitario.
5. SI UNÌ AI CONTADINI
In realtà morì proprio perché non si unì mai a loro. «Le masse contadine non ci sostengono affatto», scrisse nel suo diario boliviano prima di essere catturato, un modo adatto per descrivere il suo viaggio attraverso la Bolivia tentando di sollevare una rivoluzione che non avrebbe potuto neanche annoverare l'aiuto dei comunisti boliviani (che erano realisticamente abbastanza per notare che i contadini non volevano la rivoluzione del 1967; ne avevano già fatta una nel 1952).
6. È STATO GENIO DELLA GUERRIGLIA
Fatta eccezione per Cuba, ogni episodio di guerriglia a cui collaborò fallì miseramente. Dopo il trionfo della rivoluzione cubana Guevara creò eserciti rivoluzionari in Nicaragua, nella Repubblica Dominicana, a Panama e ad Haiti e tutti vennero schiacciati. Infine convinse Jorge Ricardo Masetti a guidare un'incursione fatale in quel paese dalla Bolivia. Il ruolo di Guevara del Congo del 1965 fu tragicomico. Si alleò con Pierre Mulele e Laurent Kabila, due macellai, ma si impelagò in molti disaccordi con loro e le relazioni tra il cubano e i combattenti congolesi furono così tese che dovette fuggire. Infine, la sua incursione in Bolivia terminò con la sua morte, che i suoi seguaci commemorano questa domenica.
7. HA RISPETTATO LA DIGNITÀ UMANA
In realtà ebbe l'abitudine di appropriarsi delle cose altrui. Incitò i suoi seguaci a svaligiare le banche («Le masse combattenti concordano di svaligiare le banche perché nessuno tra loro vi ha un penny») e nonappena il regime di Batista cadde occupò una residenza e se ne appropriò: un eminente caso di rapido dominio rivoluzionario.
8. LE SUE AVVENTURE FURONO UNA CELEBRAZIONE DELLA VITA
Invece furono un'orgia di morte. Giustiziò molti innocenti a Santa Clara, nella parte centrale di Cuba, dove stazionava la sua colonna nell'ultima parte della lotta armata. Dopo il trionfo della rivoluzione tenne la prigione de "La Cabaña" per sei mesi. Ordinò l'esecuzione di centinaia di prigionieri che in precedenza erano stati uomini di Batista, di giornalisti, di uomini d'affari e di altri. Alcuni testimoni, tra cui Javier Arzuaga, che era il cappellano de "La Cabaña", e José Vilasuso, che era un membro del corpo che si occupava del giudizio sommario, mi hanno recentemente affidato le loro dolorose testimonianze.
9. ERA UN VISIONARIO
La sua visione dell'America Latina era alquanto sfocata. Si consideri, ad esempio, il suo punto di vista relativo al fatto che la guerriglia doveva svolgersi nelle campagne perché era lì che vivevano le masse combattenti. In verità gia dagli anni '60 la maggior parte dei contadini abbandonarono pacificamente le campagne in parte a causa del fallimento della riforma terriera, che ostacolò lo sviluppo di un'agricoltura basata sulla proprietà e di economie di scala con regolamentazioni assurde col divieto di qualsiasi sorta di disposizioni dei privati.
10. DICEVA IL GIUSTO SUGLI STATI UNITI
Aveva predetto che Cuba avrebbe superato il PIL pro capite degli Stati Uniti nel 1980. Oggi l'economia di Cuba può a mala pena sopravvivere grazie all'aiuto del petrolio venezuelano (circa 100.000 barili al giorno), una forma di elemosina internazionale che non dice nulla di buono sulla dignità del regime.

Traduzione di un articolo di Alvaro Vargas Llosa, Senior Fellow e direttore del Center on Global Prosperity presso The Independent Institute. Sul tema si legga anche The Killing Machine: Che Guevara, from Communist Firebrand to Capitalist Brand (in inglese).

geroniMO
25-06-2008, 11: 22
chi fa di Guevara un santo portando portachiavi e mutandine marchiate "che" è un semo.

che la sua figura sia controversa per tante cose e non certo romantica come la si vorrebbe è un dato di fatto.

resta per me il massimo rispetto per un uomo che ha messo il proprio culo per quello in cui credeva.. fino a giocarselo.
non condivido tutte le sue "visioni" ne azioni, ma credo volesse un mondo migliore per gli altri e non solo per se stesso.
già questo lo eleva al di sopra del 98% della popolazione attuale.

Guur
25-06-2008, 11: 47
chi fa di Guevara un santo portando portachiavi e mutandine marchiate "che" è un semo.

che la sua figura sia controversa per tante cose e non certo romantica come la si vorrebbe è un dato di fatto.

resta per me il massimo rispetto per un uomo che ha messo il proprio culo per quello in cui credeva.. fino a giocarselo.
non condivido tutte le sue "visioni" ne azioni, ma credo volesse un mondo migliore per gli altri e non solo per se stesso.
già questo lo eleva al di sopra del 98% della popolazione attuale.

quoto tutto tranne la percentuale, che dipende molto dalla "controversia" del personaggio in questione

B ad Modna
25-06-2008, 14: 00
10. DICEVA IL GIUSTO SUGLI STATI UNITI
Aveva predetto che Cuba avrebbe superato il PIL pro capite degli Stati Uniti nel 1980. Oggi l'economia di Cuba può a mala pena sopravvivere grazie all'aiuto del petrolio venezuelano (circa 100.000 barili al giorno), una forma di elemosina internazionale che non dice nulla di buono sulla dignità del regime.


DIN DON... ricordo che per questo punto vale anche l'embargo che pesa su Cuba da decenni, imposto dafgli stati uniti, che vieta non solo il commercio con gli USA e molti altri paesi di sigari cubani, ma anche di zucchero di canna, fonte primaria dell'economia cubana. Diciamo che 1/3 del lavoro per mantenere cuba povera lo fanno lgi americani!

B ad Modna
25-06-2008, 14: 03
il che non era un santo, ma è un uomo che apprezzo e rispetto. E' nato in famiglia borghese, straricca, ha però lasicato tutto per portare avanti i suoi ideali, giusti o sbagliati, condivisibili o meno. Ha lasciato una carica di stato assegnatali per andare a combattere al fronte, fallendo si, ma è andato fino in fondo. Sulla sua umanità c'è molto da discutere. C'è chi lo dipinge come un sanguinario, ma altri testimoni e il suo diario racocntano il contrario. Raccontano del fatto che quando cattur<avano un nemico vivo gli lasciavano spesso le cure e lo mollavano li dov'era. Comunque ricordo a tutti che la guerra è guerra, e nelal guerra si spara e si uccide.

CS#alcoolica
25-06-2008, 14: 15
Un Grande Uomo....grande Rivoluzionario...ma Non Riesco A Capire Come Si Possa Ancora Nel 2008 Affiancare Il Suo Volto Come Simbolo Del Comunismo In Italia....un Comunismo Molto Ma Molto Lontano Da Quello Del Che..

Guur
25-06-2008, 14: 20
10. DICEVA IL GIUSTO SUGLI STATI UNITI
Aveva predetto che Cuba avrebbe superato il PIL pro capite degli Stati Uniti nel 1980. Oggi l'economia di Cuba può a mala pena sopravvivere grazie all'aiuto del petrolio venezuelano (circa 100.000 barili al giorno), una forma di elemosina internazionale che non dice nulla di buono sulla dignità del regime.


DIN DON... ricordo che per questo punto vale anche l'embargo che pesa su Cuba da decenni, imposto dafgli stati uniti, che vieta non solo il commercio con gli USA e molti altri paesi di sigari cubani, ma anche di zucchero di canna, fonte primaria dell'economia cubana. Diciamo che 1/3 del lavoro per mantenere cuba povera lo fanno lgi americani!

Beh, che pesi sono d'accordo.
Magari sull'entita' del peso nell'ottica del superamento del PIL statunitense se ne po' discutere

Guur
25-06-2008, 14: 21
Un Grande Uomo....grande Rivoluzionario...ma Non Riesco A Capire Come Si Possa Ancora Nel 2008 Affiancare Il Suo Volto Come Simbolo Del Comunismo In Italia....un Comunismo Molto Ma Molto Lontano Da Quello Del Che..

Perche' l'ignoranza e' una brutta bestia.

MFC 1912
25-06-2008, 14: 21
Un Grande Uomo....grande Rivoluzionario...ma Non Riesco A Capire Come Si Possa Ancora Nel 2008 Affiancare Il Suo Volto Come Simbolo Del Comunismo In Italia....un Comunismo Molto Ma Molto Lontano Da Quello Del Che..

Quoto!

callaghan
25-06-2008, 14: 31
Un Grande Uomo....grande Rivoluzionario...ma Non Riesco A Capire Come Si Possa Ancora Nel 2008 Affiancare Il Suo Volto Come Simbolo Del Comunismo In Italia....un Comunismo Molto Ma Molto Lontano Da Quello Del Che..

mi dici 3 cose fatte dal comunismo in italia?

Guur
25-06-2008, 14: 40
Un Grande Uomo....grande Rivoluzionario...ma Non Riesco A Capire Come Si Possa Ancora Nel 2008 Affiancare Il Suo Volto Come Simbolo Del Comunismo In Italia....un Comunismo Molto Ma Molto Lontano Da Quello Del Che..

mi dici 3 cose fatte dal comunismo in italia?

1 Finta opposizione
2 Finta opposizione
3 Finta opposizione

geroniMO
25-06-2008, 15: 04
piu che altro FINTO COMUNISMO

CS#alcoolica
25-06-2008, 15: 36
Un Grande Uomo....grande Rivoluzionario...ma Non Riesco A Capire Come Si Possa Ancora Nel 2008 Affiancare Il Suo Volto Come Simbolo Del Comunismo In Italia....un Comunismo Molto Ma Molto Lontano Da Quello Del Che..

mi dici 3 cose fatte dal comunismo in italia?

1 IL NULLA
2 IL NULLA
3 IL NULLA
CIT.SECONDO ME!

Tirre
25-06-2008, 15: 39
Un Grande Uomo....grande Rivoluzionario...ma Non Riesco A Capire Come Si Possa Ancora Nel 2008 Affiancare Il Suo Volto Come Simbolo Del Comunismo In Italia....un Comunismo Molto Ma Molto Lontano Da Quello Del Che..

mi dici 3 cose fatte dal comunismo in italia?

bè altiero spinelli(pci) fu uno dei padri fondatori,il preculsore dell'attuale Unione europea

callaghan
25-06-2008, 15: 43
Un Grande Uomo....grande Rivoluzionario...ma Non Riesco A Capire Come Si Possa Ancora Nel 2008 Affiancare Il Suo Volto Come Simbolo Del Comunismo In Italia....un Comunismo Molto Ma Molto Lontano Da Quello Del Che..

mi dici 3 cose fatte dal comunismo in italia?

1 IL NULLA
2 IL NULLA
3 IL NULLA
CIT.SECONDO ME!

ah bè allora parliam di niente.
vamo a bere un paio di negroni al bar invece di parlar a sproposito.

CS#alcoolica
25-06-2008, 16: 42
Un Grande Uomo....grande Rivoluzionario...ma Non Riesco A Capire Come Si Possa Ancora Nel 2008 Affiancare Il Suo Volto Come Simbolo Del Comunismo In Italia....un Comunismo Molto Ma Molto Lontano Da Quello Del Che..

mi dici 3 cose fatte dal comunismo in italia?

1 IL NULLA
2 IL NULLA
3 IL NULLA
CIT.SECONDO ME!

ah bè allora parliam di niente.
vamo a bere un paio di negroni al bar invece di parlar a sproposito.

:ahahahha: TRANQUILLO CHE CI VADO SENZA CHE MI CI MANDI...DICO CHE IN ITALIA IL PARTITO COMUNISTA ANCORA OGGI NEL 2008 USA SPESSO COME IMMAGINE IL VOLTO DEL CHE....E PENSO CHE QUELLO ERA SICURAMENTE TUTTO UN ALTRO TIPO DI PENSIERO...MOLTO MA MOLTO LONTANO DAL COMUNISMO PRESENTE ORA...MA NON è UNA CRITICA è UNA OPINIONE...

erriko
25-06-2008, 16: 46
La legge Gullo era una buona legge.

pippo
25-06-2008, 17: 53
Dieci colpi per Che Guevara



Traduzione di un articolo di Alvaro Vargas Llosa, Senior Fellow e direttore del Center on Global Prosperity presso The Independent Institute. Sul tema si legga anche The Killing Machine: Che Guevara, from Communist Firebrand to Capitalist Brand (in inglese).

WOW Center on Global Prosperity...

B ad Modna
25-06-2008, 20: 22
chi ha scritto sto testo comunque del Che non ne sa mezza!

D'accordo con chi dice che non bisogna strumentalizzarlo e commercializzarlo, ma mi dispiace sono in totale disaccordo sia con il ragazzo intervistato, sia con l'autore. Entrambi dicono cazzate IMMANI!

ABO
26-06-2008, 00: 03
[QUOTE=B ad Modna;84713]chi ha scritto sto testo comunque del Che non ne sa mezza!

non nego che oggi pensavo a dove cazzo avevo letto il nome di questo pseudo giornalista.
ho appena trovato il libro,che guarda caso, e'stato scritto da luis sepulveda,uno dei miei scrittori preferiti,a cui ho anche stretto la mano tempo fa',per mia fortuna.
sepulveda e'uno di quegli scrittori che ha cambiato davvero i miei pensieri e di conseguenza anche la mia vita.

ma torniamo a Alvaro Vargas Llosa,ecco come gli risponde sepulveda in un articolo che poi verra'pubblicato anche nel sopracitato libro"il potere dei sogni" ed. guanda,pagine che consiglio a tutti di sfogliare prima o poi.......








Ci sono tipi che, a leggere quello che scrivono o a sentire quello che dicono, ci spingono a porci una domanda cruciale: da che uovo è uscito quel passerotto?
Senza offesa per i passeri e gli ornitologi, Alvaro Vargas Llosa, «Alvarito», è un passerotto uscito dall'uovo della frustrazione sofferta da quelli che hanno un papà che è un grande scrittore e vogliono mettersi in luce anche loro come letterati o giornalisti.
Alvarito si trova bene a Miami, papà gli ha trovato un lavoro da giornalista e lui dalla terra di Jeb Bush scrive, o almeno così assicura dalla sua singolare mediocrità di tonto viziato dall'editoriale che è poi la stessa in cui papà pubblica i suoi libri.
Stranamente è un'impresa che, in questi tempi di concentrazione dei mezzi di comunicazione in pochissime mani, appartiene allo stesso proprietario di radio spagnole in cui il papà di Alvarito, e lo stesso Alvarito, commentano gli accadimenti da un punto di vista il più possibile di destra e, altra curiosità, appartiene allo stesso proprietario della Cnn in spagnolo e al giornale di maggior tiratura in cui il papà di Alvarito e lo stesso Alvarito scrivono le loro odi ultra-conservatrici in nome del «liberalismo» e della libertà di mercato come unica etica possibile.
Qualche anno fa Alvarito ebbe con suo papà un interessante scambio intellettuale, di alto livello. «Papi, voglio diventare scrittore, dammi una mano».
Papà gli diede una mano e il pargolo pubblicò un oggetto, con forma di libro, intitolato «Manuale del perfetto idiota latinoamericano».
Nelle sue pagine piene di errori, tutti noi che abbiamo preso le difese dei valori democratici in America latina, da Garcia Marquez e Cortazar fino alle vittime delle dittature, eravamo qualificati come «idioti al servizio del castrismo».
Adesso, da Miami, Alvarito scrive sul Che. Su Ernesto Guevara.
Sul comandante Ernesto Che Guevara, che è molto più di una moda, di una marca o di una maglietta.
Sostiene Alvarito, in un articolo pubblicato su The New Repubblic, che è normale che i fedeli di un culto non conoscano la vera storia dell'eroe che ha fondato quel culto. E sembra che lui sì che la conosca, grazie alle straordinarie fonti di informazione offerte da Miami e dai gusanos della Fondazione Cubano-Americana.
La spazzatura scritta da Alvarito non merita risposta, neppure i suoi tentativi di infangare con i dubbi - semina dubbi che qualcosa rimane, deve aver detto Goebbels - Frei Betto e Leonardo Boff, dal momento che entrambi hanno alle spalle un valore etico che parla da solo.
Invece conviene soffermarsi su questo nuovo tentativo - uno in più - di screditare l'immagine e il ricordo del comandante Ernesto Che Guevara, un uomo che, anche se questo pesa molto a tutti gli Alvaritos del revisionismo storico, è un punto di riferimento fondamentale per tutti coloro che credono in un altro mondo possibile, in un'altra realtà possibile, in una società più giusta e più generosa.
Il Che partecipò alla guerra rivoluzionaria a Cuba, combatté insieme ai cubani - non insieme ai russi o ai cinesi o i marziani - contro la dittatura di Fulgencio Batista, un dittatore inventato dal dipartimento di Stato degli Stati uniti.
In guerra si uccide o si muore - che ci piaccia o no - e lo stesso Che si incaricò di ricordarlo a una maestra rurale che andò a visitarlo nella scuola di Vallegrande, in Bolivia, poche ore prima che lo assassinassero, per ordine degli Stati uniti.
Se Alvarito e tutti gli Alvaritos della new age fossero dotati di una minima capacità di intendere, nonché di leggere i trattati della guerra rivoluzionaria e i diari scritti dal Che, scoprirebbero che la sua grande preoccupazione fu quella di rendere meno cruenta la guerra di liberazione; che la guerra di guerriglia concepita dal genio strategico del Che cercava di evitare, prima di tutto, che la popolazione civile finisse come ostaggio degli eserciti mantenuti e diretti da ufficiali degli Stati uniti.
Il Che è stato l'uomo più universale dell'America latina.
Gli toccò vivere l'epoca atroce in cui le prospettive di vita della popolazione del Centramerica e dei Caraibi arrivavano appena ai 40 anni, l'epoca in cui la denutrizione era endemica e l'analfabetismo era accettato come il prezzo da pagare per il fatto di vivere in una società divisa in classi. E agì di conseguenza. Si mise in gioco.
Morì in un'azione di coerenza etica.
Oggi, a più di trent'anni dalla sua morte, possiamo essere d'accordo o no con le sue analisi della società latinoamericana o africana, ma nessuno può negare che il Che ha marcato più di una generazione ridando loro un orgoglio che gli Alvaritos non possono capire: l'orgoglio di vivere in piedi, l'orgoglio di essere padroni del proprio destino, l'orgoglio di essere protagonisti attivi della propria storia.
Per infangare la memoria del Che, gli Alvaritos si avvalgono di testimonianze che loro stessi sono andati a cercare fra la gente dell'esilio cubano - lamentabile come tutti gli esili -, ma ignorano le testimonianze di quelli che l'accompagnarono e che sarebbero disposti ad andare di nuovo in montagna con lui.Conosco due persone in Cile, sono figli di Augustin Carrillo, il «Comandante Gonzalo» dell'Esercito di liberazione nazionale della Bolivia, morto in combattimento contro i Rangers sulle montagne del Teoponte.
Venerano il ricordo di loro padre, che perdettero quando avevano tre e cinque anni.
Ma i loro visi si riempiono d'orgoglio quando dicono: «Mio padre ha combattuto con il Che».
In ogni giovane che crede che un altro mondo è possibile, in ogni individuo che crede in una società migliore, più giusta e più etica, lì sta l'esempio del Che, molto di più che un'icona culturale di sinistra o una figura romantica.
Il suo esempio si traduce in un breve paragrafo dei «Passaggi della Guerra rivoluzionaria»:
«Il livello più alto dell'umanità è la dedizione, è la rinuncia al benessere personale quando la maggioranza vive nella miseria, è capire che la rivoluzione è un atto trasformatore della società perché le sue decisioni future siano orientate verso il benessere della specie umana.
Quando si capisce questo e si raggiunge quel livello più alto della specie umana, allora si è un rivoluzionario. E il dovere di ogni rivoluzionario è fare la rivoluzione».
Il comandante Ernesto Che Guevara è ancora qui e ci resterà fino a che la società avrà bisogno di trasformazioni.
I miserabili e gli Alvaritos saranno dimenticati, per molto che scrivano e siano i figli viziati del potere monopolistico delle comunicazioni.

dabò
26-06-2008, 10: 20
[QUOTE=B ad Modna;84713]chi ha scritto sto testo comunque del Che non ne sa mezza!

non nego che oggi pensavo a dove cazzo avevo letto il nome di questo pseudo giornalista.
ho appena trovato il libro,che guarda caso, e'stato scritto da luis sepulveda,uno dei miei scrittori preferiti,a cui ho anche stretto la mano tempo fa',per mia fortuna.
sepulveda e'uno di quegli scrittori che ha cambiato davvero i miei pensieri e di conseguenza anche la mia vita.

ma torniamo a Alvaro Vargas Llosa,ecco come gli risponde sepulveda in un articolo che poi verra'pubblicato anche nel sopracitato libro"il potere dei sogni" ed. guanda,pagine che consiglio a tutti di sfogliare prima o poi.......








Ci sono tipi che, a leggere quello che scrivono o a sentire quello che dicono, ci spingono a porci una domanda cruciale: da che uovo è uscito quel passerotto?
Senza offesa per i passeri e gli ornitologi, Alvaro Vargas Llosa, «Alvarito», è un passerotto uscito dall'uovo della frustrazione sofferta da quelli che hanno un papà che è un grande scrittore e vogliono mettersi in luce anche loro come letterati o giornalisti.
Alvarito si trova bene a Miami, papà gli ha trovato un lavoro da giornalista e lui dalla terra di Jeb Bush scrive, o almeno così assicura dalla sua singolare mediocrità di tonto viziato dall'editoriale che è poi la stessa in cui papà pubblica i suoi libri.
Stranamente è un'impresa che, in questi tempi di concentrazione dei mezzi di comunicazione in pochissime mani, appartiene allo stesso proprietario di radio spagnole in cui il papà di Alvarito, e lo stesso Alvarito, commentano gli accadimenti da un punto di vista il più possibile di destra e, altra curiosità, appartiene allo stesso proprietario della Cnn in spagnolo e al giornale di maggior tiratura in cui il papà di Alvarito e lo stesso Alvarito scrivono le loro odi ultra-conservatrici in nome del «liberalismo» e della libertà di mercato come unica etica possibile.
Qualche anno fa Alvarito ebbe con suo papà un interessante scambio intellettuale, di alto livello. «Papi, voglio diventare scrittore, dammi una mano».
Papà gli diede una mano e il pargolo pubblicò un oggetto, con forma di libro, intitolato «Manuale del perfetto idiota latinoamericano».
Nelle sue pagine piene di errori, tutti noi che abbiamo preso le difese dei valori democratici in America latina, da Garcia Marquez e Cortazar fino alle vittime delle dittature, eravamo qualificati come «idioti al servizio del castrismo».
Adesso, da Miami, Alvarito scrive sul Che. Su Ernesto Guevara.
Sul comandante Ernesto Che Guevara, che è molto più di una moda, di una marca o di una maglietta.
Sostiene Alvarito, in un articolo pubblicato su The New Repubblic, che è normale che i fedeli di un culto non conoscano la vera storia dell'eroe che ha fondato quel culto. E sembra che lui sì che la conosca, grazie alle straordinarie fonti di informazione offerte da Miami e dai gusanos della Fondazione Cubano-Americana.
La spazzatura scritta da Alvarito non merita risposta, neppure i suoi tentativi di infangare con i dubbi - semina dubbi che qualcosa rimane, deve aver detto Goebbels - Frei Betto e Leonardo Boff, dal momento che entrambi hanno alle spalle un valore etico che parla da solo.
Invece conviene soffermarsi su questo nuovo tentativo - uno in più - di screditare l'immagine e il ricordo del comandante Ernesto Che Guevara, un uomo che, anche se questo pesa molto a tutti gli Alvaritos del revisionismo storico, è un punto di riferimento fondamentale per tutti coloro che credono in un altro mondo possibile, in un'altra realtà possibile, in una società più giusta e più generosa.
Il Che partecipò alla guerra rivoluzionaria a Cuba, combatté insieme ai cubani - non insieme ai russi o ai cinesi o i marziani - contro la dittatura di Fulgencio Batista, un dittatore inventato dal dipartimento di Stato degli Stati uniti.
In guerra si uccide o si muore - che ci piaccia o no - e lo stesso Che si incaricò di ricordarlo a una maestra rurale che andò a visitarlo nella scuola di Vallegrande, in Bolivia, poche ore prima che lo assassinassero, per ordine degli Stati uniti.
Se Alvarito e tutti gli Alvaritos della new age fossero dotati di una minima capacità di intendere, nonché di leggere i trattati della guerra rivoluzionaria e i diari scritti dal Che, scoprirebbero che la sua grande preoccupazione fu quella di rendere meno cruenta la guerra di liberazione; che la guerra di guerriglia concepita dal genio strategico del Che cercava di evitare, prima di tutto, che la popolazione civile finisse come ostaggio degli eserciti mantenuti e diretti da ufficiali degli Stati uniti.
Il Che è stato l'uomo più universale dell'America latina.
Gli toccò vivere l'epoca atroce in cui le prospettive di vita della popolazione del Centramerica e dei Caraibi arrivavano appena ai 40 anni, l'epoca in cui la denutrizione era endemica e l'analfabetismo era accettato come il prezzo da pagare per il fatto di vivere in una società divisa in classi. E agì di conseguenza. Si mise in gioco.
Morì in un'azione di coerenza etica.
Oggi, a più di trent'anni dalla sua morte, possiamo essere d'accordo o no con le sue analisi della società latinoamericana o africana, ma nessuno può negare che il Che ha marcato più di una generazione ridando loro un orgoglio che gli Alvaritos non possono capire: l'orgoglio di vivere in piedi, l'orgoglio di essere padroni del proprio destino, l'orgoglio di essere protagonisti attivi della propria storia.
Per infangare la memoria del Che, gli Alvaritos si avvalgono di testimonianze che loro stessi sono andati a cercare fra la gente dell'esilio cubano - lamentabile come tutti gli esili -, ma ignorano le testimonianze di quelli che l'accompagnarono e che sarebbero disposti ad andare di nuovo in montagna con lui.Conosco due persone in Cile, sono figli di Augustin Carrillo, il «Comandante Gonzalo» dell'Esercito di liberazione nazionale della Bolivia, morto in combattimento contro i Rangers sulle montagne del Teoponte.
Venerano il ricordo di loro padre, che perdettero quando avevano tre e cinque anni.
Ma i loro visi si riempiono d'orgoglio quando dicono: «Mio padre ha combattuto con il Che».
In ogni giovane che crede che un altro mondo è possibile, in ogni individuo che crede in una società migliore, più giusta e più etica, lì sta l'esempio del Che, molto di più che un'icona culturale di sinistra o una figura romantica.
Il suo esempio si traduce in un breve paragrafo dei «Passaggi della Guerra rivoluzionaria»:
«Il livello più alto dell'umanità è la dedizione, è la rinuncia al benessere personale quando la maggioranza vive nella miseria, è capire che la rivoluzione è un atto trasformatore della società perché le sue decisioni future siano orientate verso il benessere della specie umana.
Quando si capisce questo e si raggiunge quel livello più alto della specie umana, allora si è un rivoluzionario. E il dovere di ogni rivoluzionario è fare la rivoluzione».
Il comandante Ernesto Che Guevara è ancora qui e ci resterà fino a che la società avrà bisogno di trasformazioni.
I miserabili e gli Alvaritos saranno dimenticati, per molto che scrivano e siano i figli viziati del potere monopolistico delle comunicazioni.

Anche io posso dire lo stesso di Sepulveda: ha cambiato la mia visione del mondo e di conseguenza la mia vita.
E condivido al 100% quello che dice in questo articolo. Poi ognuno può avere l'opinione che vuole di Guevara. Io personalmente non lo vedo come simbolo del comunismo ma di un modo di vita che possa rispettare ogni essere umano (ogni essere vivente?) in ogni parte del mondo.

B ad Modna
26-06-2008, 14: 03
sepulveda coem al solito è un grande!

Il Che non deve essere un portavoce di comunismo, ma un'icona di libertà e rivoluzione. Le cose sono ben diverse.
Quanti di voi avrebebro il coraggio di lasciare patrimonio, moglie e figli ed imbracciare il fucile per un luogo che non è neanche la tua terra natale? Quanti lo farebbero? QUani ne avrebebro il coraggio senza guadagnarcene? Beh, il Che non ci ha guadagnbato niente, anzi, come ho già detto ha lasciato un'importante carica istituzionale a Cubna per continuare a coltivare i suoi ideali.

Alej
27-06-2008, 04: 36
hasta la victoria

lallo
27-06-2008, 10: 42
Il mito ha sostituito l'uomo l'eroe romantico e rivoluzionario è un'icona degli anni sessanta.Cosa è successo veramente cosa sarebbe potuto succedere è diverso.Come altri eroi mitici finito l'utilizzo della loro immagine salta fuori di tutto,vero e no.
Il Che quello sulle magliette sulle bandiere è un simbolo non un uomo.
Bello il documentario su History che racconta la sua storia il suo carisma i suoi errori la sua spietatezza con i traditori(o presunti tali).
Una rivoluzione ridicola portata avanti da pochi uomini malissimo organizzati male armati senza idee politiche vere è stata una spina nel fianco della più grande e potente nazione del mondo per trent'anni incredibile.
Il Che rimane come una leggenda e le leggende sono spesso fatti reali conditi di molta fantasia.