PDA

Visualizza Versione Completa : Biografia di Stalin



Andrea85
18-05-2008, 12: 34
Apro su richiesta di aghera per par condicio e perchè ha pronta una interessante disamina che domani appena si connette ci proporrà

inoki
18-05-2008, 12: 38
ci manca giusto il pistolotto sociopolitico di aghera e siamo a posto.

partigiano
19-05-2008, 07: 55
mi hanno detto che nel libro sul calcio di uno storico inglese, uscito recentemente, si narra che per tutta la sua vita un giocatore russo (non ricordo ora di quale squadra) ha vissuto nel terrore di essere fucilato perchè da giovane, in una partita, aveva fatto un brutto fallo a Beria, potente capo dell'NKVD e uno degli uomini più fidati di Stalin. C'è da aggiungere altro?

agheranavecia!
19-05-2008, 11: 20
Stalin fu un gran campione.

Era uno che spaccava le montagne se voleva.

E non dico per dire.

Si dice fosse pedofilo e che eliminasse le ragazzine con cui copulava.

C'è un ossario che cobtiene più di 100 corpi di teenager non attribuibili.

sarà vero ?

agheranavecia!
19-05-2008, 11: 21
Hitler invece obbligava Eva a copulare con i suoi due cani e si beava di ciò.

Eva aveva un amante, hitler lo sapeva ma non intervenì se non per mettere a tacere le voci spostando e licenziando qualche domestico.

agheranavecia!
19-05-2008, 11: 23
Stalin aveva una mamma che odiava ricambiato. Eppure i miei amici russi dicevano che lui adorava sua madre e le intitolò opere mirabili.

Chi ha ragione ?

agheranavecia!
19-05-2008, 11: 26
Vicino al Kremlino c'era un palazzo dove abitavano i BUROCRATI del Kremlino, era enorme e le case erano lussuose ma sobrie. Ogni appartamento, oltre a quello principale aveva un accesso tramite ascensore esterno la cui chiave era in possesso del KGB. Alla morte di Stalin si calcola che il 25% di coloro che abitarono nel palazzo Fu incarcerato o sparì portato via durante le incursioni del KGB

monta
19-05-2008, 11: 56
Dopo la presa del potere con la rivoluzione d'ottobre del 1917, Lenin - mentre procedeva a tappe forzate all'industrializzazione del paese e al miglioramento del livello dell'istruzione - mise in piedi in Russia un apparato di repressione delle classi non proletarie: la nobiltà, la borghesia e il clero. Il sistema concentrazionario, indicato dall’acronimo Gulag (Direzione generale lager: presiedeva alla reclusione e al lavoro schiavistico dei prigionieri o zek nella costruzione delle infrastrutture, delle mostruose companv-town subpolari, nelle miniere), ne era la sintesi.

Il sistema dei campi di concentramento puntitivi appartiene infatti alla storia sovietica sin dagli esordi, dai tempi di Lenin (già nel '20, presso le isole Solovki, situate nel Mar Bianco, a circa duecento chilometri dal circolo polare artico, era stato creato un "lager di lavori forzati per i prigionieri della guerra civile", dove vennero imprigionati tutti coloro che si opponevano al nuovo regime, non solo
zaristi quindi, ma anche anarchici, socialisti rivoluzionari, menscevichi).

Non furono anni di consenso assoluto da parte del popolo: particolarmente significativa fu la ribellione dei marinai di Kronstadt del marzo 1921, con la quale gli stessi uomini che, sollevandosi, avevano dato inizio alla rivoluzione dell'ottobre '17, tentarono di rovesciare il potere comunista. Stavolta vennero "massacrati come anatre nello stagno" dall'armata rossa di Trotsky.

Il maggior sviluppo dei gulag avvenne però negli anni del consolidamento del potere di Stalin, e durante il suo lungo "regno", che va dagli anni trenta fino alla metà degli anni cinquanta. Morto Lenin nel '24, Stalin e gli altri proseguirono sulla strada da lui indicata: mandarono a scuola tutti i contadini, e immisero nelle campagne migliaia di trattori. Ma non per questo i contadini mostravano l'intenzione di trasferire la loro terra ai colcozi. Allora, dal 1929 al '32, Stalin e i comunisti 'repressero' con fredda determinazione i kulaki e i subkulaki, deportandoli a morire con le mogli e i figli - quindici milioni di esseri umani - nelle tundre gelate della Russia europea e nelle zone disabitate della Siberia. A questa deportazione, e alla mancata messa a coltura di molti campi, fece seguito una terribile carestia (1932-33) che comportò altri sei milioni di morti.

Nel '36 Stalin dichiarò ufficialmente costruito il socialismo (con la nuova Costituzione) e iniziata la costruzione del comunismo. Stalin sapeva però bene che il socialismo non era stato costruito affatto: reintrodusse quindi contemporaneamente - e sviluppò al massimo - alcune forme di repressione già attuate da Lenin su frange proletarie corrotte, e cioè l'epurazione (che divenne una sorta di setacciatura periodica, a turno, di tutti senza eccezione gli strati proletari). Introdusse inoltre la 'rieducazione mediante il lavoro' (forzato), allargando a dismisura la rete dei lager creata da Lenin per la rieducazione dei nemici di classe (si andò così formando lo sterminato 'arcipelago Gulag' descritto poi con tanta efficacia da Solgenìtsin: alla morte di Stalin, nel '53' vi erano rinchiusi 15 milioni di proletari: la mortalità vi era elevatissima, ben pochi ne uscivano vivi). Introdusse infine, un indottrinamento quotidiano obbligatorio (almeno un'ora al giorno per ogni cittadino lavoratore).

Di queste tre forme di repressione quella che toccava più direttamente i membri del partito e in genere i detentori del potere era senza dubbio l'epurazione, la quale giorno dopo giorno, con le sue metodiche fucilazionì, così come setacciava gli altri strati, 'purificava' imparzialmente a turno (con o senza processi) anche gli strati dell'apparato comunista. Si pensi per esempio che nell'anno 1937 furono fucilati ben 400.000 'comunisti fedeli'. E non soltanto dei livelli inferiori: infatti delle 31 persone che fecero parte dal 1919 al 1938 dei politburo di Lenin e di Stalin, 19 complessivamente vennero fucilate, 2 si suicidarono, 4 morirono di morte naturale, solo 6 (Crusciov, Mikojan, Molotov, Kaganovic, Voroscilov e Andreev) sopravvissero a Stalin.

Non esiste un computo esatto delle perdite umane: Solgenitsin e gli altri dissidenti sovietici parlano in genere di 60 milioni.



Gli italiani nei Gulag

Durante gli anni Trenta, il terrore staliniano colpì duramente le comunità straniere che vivevano in Unione Sovietica e, fra queste, anche quella italiana conobbe l'esperienza della persecuzione e della deportazione nei Gulag. Sospettati, nella maggior parte dei casi, di attività antisovietica e di spionaggio, alcune centinaia di italiani, per lo più emigrati politici e giunti in URSS negli anni Venti, morirono fucilati dopo processi sommari o subirono lunghe sofferenze nei campi di lavoro forzato. A questa vicenda di dolore e di morte si aggiunse, negli anni della seconda guerra mondiale, la dura esperienza della deportazione e del lavoro coatto nelle colonie per gli italiani che vivevano a Kerc', in Crimea, questi ultimi discendenti di famiglie pugliesi trasferitesi in Russia sin dal XIX secolo.



Bibliografia

Elena Aga-Rossi e Viktor Zaslavsky, Togliatti e Stalin, Il Mulino, 1997

Aldo Agosti e Lorenzo Brunelli, I comunisti italiani nell'URSS. 1919-1943, in "Il partito comunista italiano. Struttura e storia dell'organizzazione", n. anno XXI, a cura di Massimo Ilardi e Aris Accornero, "Annali della Fondazione Feltrinelli", 1982

Pier Luigi Bassignana, Fascisti nel paese dei Soviet,
Bollati Boringhieri, 2000

Robert Conquest, Il grande terrore, Edizioni BUR, 1999

Marcello Flores e Francesca Gori (a cura di), Gulag, il sistema dei lager in URSS, Edizioni Gabriele Mazzotta, 1999

Varlam Šalomov, I racconti della Kolyma, Adelphi, 1999

Aleksandr Solzenicyn, Arcipelago Gulag, Oscar Mondadori, 1990

monta
19-05-2008, 11: 58
il signor stalin dalle statistiche sembra che ne abbia fatti fuori intorno ai 60 milioni...benito e hitler erano dei pivelli...

agheranavecia!
19-05-2008, 12: 09
hitler non era un pivello, era il MALE OGGETTIVO.

Stalin fu un male altrettanto Oggettivo.

Su Mussolini sarei un pò più misurato.

Ad ogni modo trovo che la affermazione che Hilter era un pivello (non fatta da Monta ma da lui soltanto ripresa e citata ) sia nella sostanza una affermazione ideologica finalizzata

agheranavecia!
19-05-2008, 12: 12
Stalin usò l'apparato e lo Stato votandoli ad un fine che non prendeva in alcuna considerazione gli INDIVIDUI.

Hitler CREO' un apparato di sterminio basandosi sulla idea che era possibile fare distinzione tra Individui SINGOLI (ariani) cui tutto andava finalizzato e MASSA INDISTINTA che andava solamente sfruttata in quanto solo parzialmente dotata di tratti UMANI e progressivamente SMALTITA in fabbriche atte a TRATTARE le CARCASSE

Basetta-Meccanica
19-05-2008, 12: 15
Fu Himmler a mettere in pratica il tutto su ordine di Hitler chiaramente.

agheranavecia!
19-05-2008, 12: 19
Un ordine diretto di Hitler non vi fu mai, del resto la materia fu trattata in modi riservatissimi perchè anche i tedeschi percepivano che stavano andando OLTRE ogni limite precedentemente accettato ed esistente:



Himmler ebbe la diretta responsabilità della deportazione e dello sterminio, attuati attraverso l’Ufficio centrale di sicurezza del Reich (RSHA, uno dei tanti uffici delle SS) diretto dal generale Reinhard Heydrich (sostituito da Kaltenbrunner alla sua morte, nel giugno del ’42, per mano di patrioti cechi) e, in particolare, grazie al lavoro di Eichmann, responsabile della caccia agli ebrei (il capitano Wisliceny, durante la sua deposizione, disse che Eichmann gli aveva confidato la cifra di quattro o cinque milioni di ebrei uccisi). Nel luglio del 1941, Göring preparò una direttiva in cui incaricava Heydrich di risolvere la questione ebraica nella sfera d’influenza tedesca in Europa. In poche parole, significava pulizia etnica. Il 20 gennaio 1942 Heydrich s’incontrò con 14 alti funzionari dei ministeri tedeschi (tra cui Eichmann, che preparò la riunione, e Muller, capo della GeStaPo) in una residenza tranquilla, lungo un lago a Wannsee (nei pressi di Berlino). La riunione era segretissima e il suo scopo era quello di dare una soluzione al problema ebraico. E la soluzione fu: sterminare undici milioni di persone in tutta Europa. Del cosiddetto "Protocollo di Wannsee", è sopravvissuta una sola trascrizione che fu scoperta da agenti segreti americani nascosta al ministero degli Esteri tedesco, nel 1947. La maggior parte delle deportazioni avvenne tra l’estate e l’autunno del 1942, ma già dal 1941 gli ebrei tedeschi erano deportati nei ghetti in Polonia e nelle città sovietiche occupate. Successivamente i ghetti furono evacuati e gli ebrei trasferiti nei campi di concentramento, così come stabilito alla conferenza del Wannsee; alcuni erano già esistenti prima della guerra, altri furono appositamente costruiti, soprattutto in Polonia, per assolvere la funzione di sterminio. Vi confluirono gli ebrei provenienti dai ghetti vicini ma anche da tutti i paesi europei occupati dai nazisti nel loro "spazio vitale". I bambini, i vecchi e tutti gli inabili al lavoro venivano direttamente uccisi nelle camere a gas; gli altri invece erano costretti a lavorare nei campi e, una volta divenuti inadatti alla produzione per le terribili situazioni in cui si trovavano, erano eliminati anch’essi. Il programma "eutanasia" (in codice "T4"), avvenuto prima della guerra, aveva già sperimentato l’uso del monossido di carbonio per eliminare i malati di mente ma anche i paralitici e malformati vari; il 17 dicembre 1945 l’accusatore americano supplente, colonnello Robert G. Storey, presentò come prova il documento PS-630, una lettera di Hitler indirizzata al capo della Cancelleria, Philip Bouhler ed al Commissario per la Sanità pubblica del Reich, Karl Brandt. Si trattava dell’autorizzazione a conferire ai medici tedeschi i poteri necessari a provocare la morte dei malati giudicati inguaribili; in pratica, si autorizzava l’uccisione di più di 70.000 tedeschi, perché ritenuti dannosi per la purezza della razza germanica. Tra le varie cliniche specializzate, quella di Brandeburgo fu la prima nella quale si eseguì il gassaggio dei malati di mente; direttore della clinica era il maggiore SS Christian Wirth, il quale fu poi inviato nel ’43 a comandare il campo di sterminio italiano di Trieste (Risiera di San Sabba). Lo stesso sistema, utilizzato per i pazienti giudicati inguaribili, fu in seguito approntato anche per i lager.

La testimonianza più sconvolgente dello sterminio degli ebrei fu quella resa da Rudolph Hoess, che dal 1940 al 1943 era stato comandante di Auschwitz-Birkenau, il più grande e tristemente famoso lager nazista, situato in Polonia nell’Alta Slesia. Hoess era stato chiamato dalla difesa a testimoniare il 15 aprile 1946, allo scopo di scagionare Kaltenbrunner dall’accusa di complicità nel genocidio. La sua confessione è stata raccolta nel documento PS-3868 e presentata al processo durante la sua deposizione. Egli valutò almeno 2.500.000 di vittime uccise nelle camere a gas, uomini, donne ed addirittura bambini appena nati, i quali corpi furono fatti sparire attraverso i forni crematori. Un altro mezzo milione soccombé a fame e malattie, il che fa un totale di circa tre milioni di morti, cifra che rappresentava circa il 70 o 80 percento di tutte le persone che furono spedite ad Auschwitz come prigionieri. Di questi, 20.000 furono prigionieri di guerra russi, circa 100.000 ebrei tedeschi e poi il resto fu costituito soprattutto da ebrei provenienti dall’Olanda, Francia, Belgio, Polonia, Ungheria, Cecoslovacchia, Grecia ed altri paesi. Tuttavia, le cifre dell’ex comandante erano errate e discordanti; nel suo memoriale autobiografico, Hoess affermava di aver provveduto alla gassazione di due milioni di persone (e quindi una cifra inferiore di quella riferita in aula) nel periodo in cui era stato ad Auschwitz.

Al processo, egli raccontò della sua visita a Treblinka per scoprire come venivano eseguiti i loro stermini. Il comandante del campo gli disse che ne aveva liquidati 80.000 provenienti dal ghetto di Varsavia usando del monossido di carbonio, ed Hoess affermò che i suoi metodi non gli sembrarono molto efficienti. Così quando preparò lo sterminio ad Auschwitz, usò il Zyklon B., un acido prussico cristallizzato che, da una piccola apertura, veniva fatto cadere in grandi camere a gas camuffate da docce, capaci di contenere fino a 2.000 persone. I prigionieri morivano nel giro di pochi minuti, dopo di che, passata circa un’ora, si aprivano le porte e venivano rimossi i corpi per eliminarli nei forni crematori. Persino l'oro dei denti dei cadaveri era rimosso per poi essere fuso con anelli, bracciali ecc. Hoess riferì anche dei maltrattamenti e delle sevizie che subivano gli internati, i quali anche se non erano inviati nelle camere a gas, andavano incontro alla morte per fame, per epidemie o anche a causa degli esperimenti medici "dal vivo" del famigerato dottor Joseph Mengele, medico capo di Auschwitz (del quale si dice sia morto in Sudamerica, nel 1979).

Quando l’Armata Rossa varcò l’entrata del lager, nel campo si trovavano solo poco più di 7.000 sopravvissuti (altri erano stati già "evacuati" dai nazisti). A Norimberga si stimò la cifra di 5.700.000 ebrei uccisi nell’ambito della soluzione finale; di questi, più di tre milioni morirono nei campi di sterminio, il resto fu eliminato nei ghetti o dai gruppi d’assalto delle SS nei territori occupati.

Gli interrogatori degli alti gerarchi del Reich ebbero inizio il 13 marzo 1946 e durarono per più di tre mesi; il primo a salire sul banco degli imputati fu proprio il più importante di loro, Hermann Göring, il quale si difese con astuzia e teatralità, affermando di non avere avuto alcuna responsabilità per i crimini compiuti dagli altri, dei quali non era a conoscenza. L’ultimo interrogatorio fu quello di Hans Fritzsche, il 28 giugno del ’46; solo Hess si rifiutò di deporre. In questa seconda fase del processo, la difesa presentò migliaia di documenti e chiamò a deporre vari testimoni a discarico delle colpe degli imputati; gli avvocati difensori pronunciarono le loro arringhe, sostenendo in sintesi che l’unico colpevole delle atrocità del nazismo era Hitler. La difesa puntò molto sul problema dell’obbedienza al capo dello Stato, che aveva instaurato un’autocrazia dalla quale non era possibile sfuggire; gli imputati non erano responsabili dei reati commessi, in quanto erano stati dei semplici esecutori di ordini superiori. Questa tesi riguardava soprattutto la non colpevolezza dei militari; essi erano stati addestrati a servire il loro Fuhrer ed erano tenuti ad osservare fedelmente i suoi ordini, anche se criminali. Non era prevista in alcun modo la possibilità per un militare di disobbedire agli ordini impartiti dal Capo dello Stato in persona. Nonostante la tesi della difesa fosse stata respinta, lo Stato Maggiore Generale e l’Alto Comando non furono giudicati colpevoli tra le organizzazioni naziste incriminate. I quattro alti Ufficiali imputati, Keitel, Jodl, Raeder e Dönitz, furono invece giudicati colpevoli di aver violato tutti gli usi della guerra previsti dal diritto internazionale bellico: per esempio, l’aver ordinato a tutti i comandanti dei sommergibili di non provvedere al salvataggio dei superstiti delle navi affondate. La difesa sostenne che di questo crimine di guerra dovevano considerarsi responsabili anche i capi militari Alleati, che avevano impartito analoghi ordini durante la seconda guerra mondiale; anche in questo caso, la tesi della difesa fu respinta.

Conclusioni

Nei mesi di luglio ed agosto vi furono le requisitorie finali dei procuratori generali delle quattro potenze vincitrici, che riassunsero tutti gli argomenti dell’accusa. Il giudice Jackson affermò che: "Se voi, signori della Corte, doveste dire di questi uomini che essi non sono colpevoli, sarebbe come dire che non vi è stata guerra, non vi sono cadaveri, non vi è stato delitto." Il 31 agosto vi furono le ultime dichiarazioni degli imputati prima che il Tribunale si ritirasse per decidere. Il 30 settembre si arrivò al giudizio ed il giorno dopo, 1 ottobre 1946, ci fu la sentenza. Furono pronunciate undici condanne a morte: Bormann (in contumacia), Frank, Frick, Göring, Jodl, Kaltenbrunner, Keitel, Ribbentrop, Rosenberg, Sauckel e Seyss-Inquart. Hess, Funk e Raeder furono condannati all’ergastolo, Speer e Schirac a vent’anni di reclusione, Neurath a quindici e Dönitz a dieci. Papen, Fritzsche e Schacht furono assolti. La data delle esecuzioni era prevista per il 16 ottobre; il giorno prima Göring si tolse la vita con una capsula di cianuro di potassio. La provenienza della capsula, così come il suo nascondiglio, rimane un mistero. I cadaveri degli alti gerarchi nazisti, compreso quello del feldmaresciallo suicida, furono cremati e le ceneri sparse in un fiume imprecisato della Germania.

Il processo di Norimberga fu criticato da molti giuristi, giacché le prove erano state scelte in modo da avvalorare la tesi della colpevolezza, mentre i documenti che avrebbero condannato gli Alleati furono negati alla difesa o furono occultati. Ad esempio, i tedeschi furono accusati dell’aggressione alla Polonia nel quadro del complotto nazi-sovietico, i cui patti segreti vennero alla luce per la prima volta a Norimberga, il 25 marzo 1946, quando l’avvocato della difesa Alfred Seidl mostrò al Tribunale il documento che annunciava la spartizione della Polonia tra i due paesi. Questo protocollo segreto, annesso al patto nazi-sovietico, non fu ammesso tra i documenti del processo, con la motivazione che si trattava di una prova di "dubbia provenienza"; questa prova avrebbe incriminato anche l’URSS per lo stesso reato di aggressione, essendo stata complice dei tedeschi. Ed ancora, il Tribunale sorvolò sul "massacro di Katyn", in Polonia, dove furono uccisi in massa migliaia di militari polacchi; il sostituto procuratore russo, colonnello Pokrovskij, cercò di accollare la responsabilità dell’eccidio ai tedeschi ma alla fine il caso non fu risolto, anche perché la difesa rovesciò l’accusa sugli stessi sovietici. Nel 1989, in seguito al crollo del regime comunista sovietico, dai suoi archivi di Stato emerse un documento della Croce Rossa polacca che addossava la responsabilità del massacro alle truppe dell’Armata Rossa e non ai tedeschi. Nessun russo fu mai processato, così come nessun esponente del fascismo italiano (che pure era stato alleato della Germania).

La sentenza emessa a Norimberga si basò sul principio, stabilito dall’Accordo di Londra, secondo il quale progettare una guerra d'aggressione costituisce un reato del diritto internazionale. La difesa, invece, aveva invano sostenuto che i capi nazisti non potevano essere puniti per fatti che, quando erano stati compiuti, non erano considerati crimini internazionali (questa categoria di reati fu introdotta proprio con l’Accordo di Londra del 1945) e che quindi perseguirli avrebbe significato violare il principio di irretroattività delle leggi. Tuttavia, la possibilità di punire i criminali di guerra è da sempre stata considerata come un diritto dei belligeranti ed il Tribunale di Norimberga trovò la sua giustificazione giuridica nell’occupazione della Germania da parte degli Alleati, che li poneva come governanti del territorio tedesco.

Si può quindi affermare che il processo di Norimberga, il primo compiuto da un Tribunale Internazionale nella storia dell’umanità, non fu molto valido dal punto di vista processuale. Ma una cosa è certa: i crimini commessi dai nazisti durante la seconda guerra mondiale furono talmente enormi ed atroci da non poter rimanere impuniti; ed anche se si può giudicare che a Norimberga, in realtà, si fece "vendetta" da parte degli Alleati allo scopo di "denazificare" la Germania, non si può mettere in discussione il valore morale del processo per delle incredibili malvagità che non devono mai essere dimenticate.



Documentazione:

Atti del Tribunale Internazionale Militare di Norimberga, I.M.T. Nuremberg (English version by the Avalon project at Yale law school)

Protocollo del Wannsee - 20 gennaio 1942 (English version by the Avalon project at Yale law school)



Letture:

Rudolf Hoess, Comandante ad Auschwitz, Torino 1960

David Irving, Norimberga ultima battaglia, edizione italiana 2000

Giuseppe Mayda, I dossier segreti di Norimberga, Milano 1997

La punizione dei crimini internazionali in Diritto Internazionale (di B. Conforti), Napoli 2002

Norimberga in Storia del mondo contemporaneo, V vol., edizione italiana 1971

Basetta-Meccanica
19-05-2008, 12: 20
Domanda: Ma il topic non è dedicato a Stalin???

callaghan
19-05-2008, 12: 24
si, quello che ha preso a calci in culo i nazisti dal volga fino a berlino.

callaghan
19-05-2008, 12: 25
curioso come l'occidente libero sia libero grazie ad uno dei peggiori dittatori della storia...

Basetta-Meccanica
19-05-2008, 12: 25
I conosco i Leoni Di Berlino

agheranavecia!
19-05-2008, 12: 28
Domanda: Ma il topic non è dedicato a Stalin???

In linea di massima si,....però notavo la pecca del fatto che Hitler non fosse stato nominato e ho pensato di citare il grande statista che fu ..... perchè non fa mai male.

Basetta-Meccanica
19-05-2008, 12: 30
Andate sempre li' a battere il chiodo anche quando non serve.

Io reputo sia Hitler che Stalin due grandi statisti.

Zanna
19-05-2008, 12: 30
curioso come l'occidente libero sia libero grazie ad uno dei peggiori dittatori della storia...

anche Israele esiste grazie a Baffone e agli USA, ma le armi nel 47 le presero dai russi.

Graspa
19-05-2008, 12: 33
curioso come l'occidente libero sia libero grazie ad uno dei peggiori dittatori della storia...

Hitler ha fatto la cazzata di voler attaccare la Russia pensando di risolvere il tutto in pochi mesi.....

Ricordo il patto di non belligeranza stipulato tra i due dittatori pochi mesi prima.....

Si vede come ha liberato Stalin tutta la parte a sinistra dell'Europa......:ahahahha::ahahahha:

callaghan
19-05-2008, 12: 34
curioso come l'occidente libero sia libero grazie ad uno dei peggiori dittatori della storia...

Hitler ha fatto la cazzata di voler attaccare la Russia pensando di risolvere il tutto in pochi mesi.....

Ricordo il patto di non belligeranza stipulato tra i due dittatori pochi mesi prima.....

Si vede come ha liberato Stalin tutta la parte a sinistra dell'Europa......:ahahahha::ahahahha:

bravo hai letto il libro della hobby and work.

pero' non ci hai capito un cazzo...

Basetta-Meccanica
19-05-2008, 12: 36
Callaghan chiedilo agli ungheresi cosa intendevano per mondo libero.

Zanna
19-05-2008, 12: 37
curioso come l'occidente libero sia libero grazie ad uno dei peggiori dittatori della storia...

Tirre sai tradurre questa Ode a Stalin?

callaghan
19-05-2008, 12: 37
@basetta.

guarda che io parlavo di noi, mica degli ungheresi...

Graspa
19-05-2008, 12: 38
curioso come l'occidente libero sia libero grazie ad uno dei peggiori dittatori della storia...

Hitler ha fatto la cazzata di voler attaccare la Russia pensando di risolvere il tutto in pochi mesi.....

Ricordo il patto di non belligeranza stipulato tra i due dittatori pochi mesi prima.....

Si vede come ha liberato Stalin tutta la parte a sinistra dell'Europa......:ahahahha::ahahahha:

bravo hai letto il libro della hobby and work.

Scusa ispettore....
Quando torni dalle nostre parti,se vuoi fare un seminario sulla seconda guerra mondiale sarei curioso di parteciparvi....
Il mio sussidiario delle elmentari l'aveva firmato un'ancora sconosciuto Vittorio Feltri.....:sono purtroppo ancorato a vecchi pregiudizi e ho bisogno di ricatalogare la mia storia !!

Zanna
19-05-2008, 12: 40
[QUOTE=callaghan;60356]@basetta.

volevo mettere questa

Basetta-Meccanica
19-05-2008, 12: 40
curioso come l'occidente libero sia libero grazie ad uno dei peggiori dittatori della storia...

Curioso il fatto che ci sia gente che con quel dittatore ha pagato un bel pò, in fatto di vite umane e altro.

L'occidente libero da cosa??

Liberato dal Nazismo, per poi essere trasformato in quello che è ora, cioè una comunita europea che di europeo non ha nulla schiava del denaro e succube degli U.S.A.

A questo punto era meglio il Sacro Romano Impero.

callaghan
19-05-2008, 12: 45
curioso come l'occidente libero sia libero grazie ad uno dei peggiori dittatori della storia...

Hitler ha fatto la cazzata di voler attaccare la Russia pensando di risolvere il tutto in pochi mesi.....

Ricordo il patto di non belligeranza stipulato tra i due dittatori pochi mesi prima.....

Si vede come ha liberato Stalin tutta la parte a sinistra dell'Europa......:ahahahha::ahahahha:

bravo hai letto il libro della hobby and work.

Scusa ispettore....
Quando torni dalle nostre parti,se vuoi fare un seminario sulla seconda guerra mondiale sarei curioso di parteciparvi....
Il mio sussidiario delle elmentari l'aveva firmato un'ancora sconosciuto Vittorio Feltri.....:sono purtroppo ancorato a vecchi pregiudizi e ho bisogno di ricatalogare la mia storia !!

comincia con liddel-hart.

Zanna
19-05-2008, 12: 46
schiavi di Londra o di Parigi era meglio che schiavi di Berlino. Il vecchio detto Franza o Spagna pur c'as magna.

Graspa
19-05-2008, 12: 49
curioso come l'occidente libero sia libero grazie ad uno dei peggiori dittatori della storia...

Hitler ha fatto la cazzata di voler attaccare la Russia pensando di risolvere il tutto in pochi mesi.....

Ricordo il patto di non belligeranza stipulato tra i due dittatori pochi mesi prima.....

Si vede come ha liberato Stalin tutta la parte a sinistra dell'Europa......:ahahahha::ahahahha:

bravo hai letto il libro della hobby and work.

Scusa ispettore....
Quando torni dalle nostre parti,se vuoi fare un seminario sulla seconda guerra mondiale sarei curioso di parteciparvi....
Il mio sussidiario delle elmentari l'aveva firmato un'ancora sconosciuto Vittorio Feltri.....:sono purtroppo ancorato a vecchi pregiudizi e ho bisogno di ricatalogare la mia storia !!

comincia con liddel-hart.

Storia della seconda guerra mondiale ?

callaghan
19-05-2008, 12: 57
curioso come l'occidente libero sia libero grazie ad uno dei peggiori dittatori della storia...

Curioso il fatto che ci sia gente che con quel dittatore ha pagato un bel pò, in fatto di vite umane e altro.

L'occidente libero da cosa??

Liberato dal Nazismo, per poi essere trasformato in quello che è ora, cioè una comunita europea che di europeo non ha nulla schiava del denaro e succube degli U.S.A.

A questo punto era meglio il Sacro Romano Impero.

basetta a te che sei giovane nichilista e ribelle magari non sembra, ma in nessun momento della storia il singolo individuo e' stato piu' libero di quanto si e' in europa occidentale adesso.
io ti consiglierei di viaggiare un po' finche' puoi, ma in paesi fuori dal circuito turistico, potresti scoprire cosa vuol dire in paesi dove davvero non si e' liberi...

Basetta-Meccanica
19-05-2008, 13: 00
Nichilista direi proprio no.

p.s. sei fortunato tu che puoi viaggiare e vedere il mondo per lavoro, le mie possibilità economiche per ora non me lo permettono

agheranavecia!
19-05-2008, 14: 13
Il tributo di sangue [modifica]
Gli storici in genere concordano che, tenendo in considerazione oltre al terrorismo di stato (deportazioni e purghe politiche), le carestie e la mortalità in prigione e nei campi di lavoro, Stalin e i suoi accoliti furono direttamente o indirettamente responsabili della morte di almeno una ventina di milioni di persone. Secondo Aleksandr Yakovlev che dirige la Commissione per la riabilitazione delle vittime delle repressioni (creata dal presidente Eltsin nel 1992) ed ex braccio destro di Stalin (si veda la sua intervista sul Corriere della sera del 07 agosto 2003) probabilmente il maggiore esperto sull'argomento, i morti causati da Stalin furono oltre 20 milioni.

Sulla cifra esiste però un ampio dibattito. Gli archivi sovietici, del tutto incompleti ed approssimativi, riferiscono che 786,098 persone vennero condannate a morte tra il 1930 e il 1953 per motivi politici (di cui 681,692 nel 1937 e 1938, durante le "grandi purghe", che però non vennero tutte eseguite in realtà gli arrestati furono oltre 42 milioni, e buona parte di essi morirono nei gulag; inoltre risulta che tra il 1921 e il 1954 2,400,000 persone sono state mandate nei gulag per reati politici (tra questi l'unico reato di parole era comunque solo l'incitamento a sovvertire o indebolire lo Stato) a questi sono da aggiungere i circa 40 milioni di arrestati per reati comuni, buona parte dei quali erano in ralta arrestati solo per motivi ideologici o, più spesso, senza alcuna ragione.

Tuttavia molti ritengono questi cifre sottostimate. Lo storico e demografo russo Erlikman ha stimato 1.500.000 giustiziati (aggiungendo alla cifra degli archivi di 800.000 persone giustiziate 700.000 esecuzioni sommarie), 4.300.000 morti nei campi di concentramento amministrati dal Gulag e in prigione (agli 1.900.000 ufficiali ha aggiunto 2.400.000 non riportati; la cifra sale a 5 milioni con i 700.000 morti nei campi di lavoro dal 1922 al 1929), 1.700.000 morti nelle deportazioni (di 7.500.000 deportati) e 1 milione di civili e prigionieri stranieri morti a causa dell'Armata Rossa, per un totale di 8.500.000 morti causati da Stalin. In Georgia circa 80.000 persone vennero giustiziate nei periodi 1921, 1923–24, 1935–38, 1942 e 1945-50, e più di 100.000 vennero deportate nei campi di lavoro.

I condannati ai gulag per "reati controrivoluzionari" (per vedere di che cosa si trattavano vedi articolo 58 (codice penale della RSFSR) furono, in totale, secondo gli archivi, dal 1921 al 1954, 2,400,000 e i condannati totali (anche per altri reati) nello stesso periodo non superarono i 9 milioni. I confronti tra il censimento del 1926 e quello del 37 suggeriscono un numero 5-10 milioni di morti in eccesso rispetto a quanto sarebbe stato normale per quel periodo, dovuti principalmente alla carestia del 1931–34. Il censimento del 1926 fissa la popolazione dell'Unione Sovietica a 147 milioni, mentre quello del 1937 registra una popolazione compresa tra i 162 e i 163 milioni. Quest'ultima cifra è di 14 milioni inferiore a quanto atteso dalle proiezioni. Il censimento del 1937 venne invalidato come "censimento disfattista" e i responsabili vennero puniti severamente. Un nuovo censimento venne eseguito nel 1939, ma la cifra pubblicata di 170 milioni viene in genere attribuita direttamente ad una decisione di Stalin. Si noti che la cifra di 14 milioni non implica 14 milioni di morti in più, poiché fino a 3 milioni possono essere ricondotti a nascite mai avvenute a causa di una riduzione della fertilità o per scelta.

Il 5 marzo, 1940, Stalin e altri alti funzionari sovietici firmarono l'ordine di esecuzione di 25.700 cittadini polacchi, tra cui 14.700 prigionieri di guerra. Questo episodio è noto come Massacro di Katyn. Il 20 agosto dello stesso anno un agente dell'NKVD assassina l'antico avversario di Stalin Lev Trockij, esiliato in Messico.

Oltre alla morte nei lager Stalin provocò la morte di almeno alcuni milioni di persone per fame, le stime oscillano tra 1,54 (morti in eccessi registrati dagli archivi sovietici) o meno e 10 milioni (documenti che confermano la pianificazione della carestia sono contenuti in numerosi archivi). Questo quanto dichiarò alle Nazioni Unite alla vigilia della 61esima sessione dell'Assemblea generale dell'ONU (nell'estate 2006) il ministro degli esteri ucraino Boris Tarasiuk:

« lo sterminio di massa pianificato appositamente dal regime totalitario comunista dell'epoca ha causato la morte di una cifra oscillante tra i 7 e 10 milioni di uomini, donne e bambini innocenti, cioè di circa un quarto della popolazione ucraina dell'epoca »


Le drammatiche testimonianze scritte di proprio pugno da contadini agonizzanti dalla fame ai propri fratelli, mariti e figli all'epoca inquadrati nell'Armata Rossa non giungevano mai ai rispettivi destinatari, in quanto venivano regolarmente intercettate dalla censura militare affinché le voci relative a ciò che stava effettivamente accadendo nelle zone colpite dalla carestia non si diffondessero per tutto il paese.

Risultano alcuni documenti lasciati da testimoni dell'epoca:

Lettera scritta ad un artigliere dalla sorella residente a Krylovskaja, provincia di Rostov.
« Non ti puoi nemmeno immaginare l'orrore che stiamo vivendo al paese. La gente sta morendo di fame e quando qualcuno entra in casa per chiedere un pezzo di pane se non glielo dai rischi che ti taglino il collo. Se vedessi quante persone affamate, ammalate e gonfie dalla fame ci sono adesso...è una cosa spaventosa. La gente è affamata sino al punto che mangia carne di cavallo putrefatta. »


Lettera scritta dai genitori al soldato dell'Armata Rossa Yurcenko da Novo-Derevjanovskaja, Caucaso del Nord.
« Quanta gente muore di fame; i cadaveri giacciono fino a 5 giorni lungo le strade senza che nessuno si preoccupi di sotterrarli. La gente ha fame, le forze per scavare le fosse non le ha più. Fa paura persino a guardare chi è ancora vivo...le facce stravolte, gli occhi piccoli e prima della morte il gonfiore diminuisce, diventando di un colore giallastro. Non sappiano che ne sarà di noi, ci attende la morte per fame... »


Questo paragrafo riguardante un argomento di argomento non è ancora formattato secondo gli standard: contribuisci a migliorarlo seguendo le convenzioni di Wikipedia.

Per i villaggi, che ogni anno dovevano consegnare una parte del raccolto allo Stato, furono fissate quote altissime, proprio in un periodo di raccolti magri. Di fronte al mancato rispetto delle quote, Stalin inviò la polizia politica a requisire l' intero raccolto. «Arrivavano, cercavano dappertutto e si portavano via anche il cibo cotto nelle pentole», racconta Dmytro Kalenyk, 88 anni,[citazione necessaria] uno dei due sopravvissuti in una famiglia di 14 persone. I contadini, ai quali era vietato lasciare i villaggi, erano condannati. «Per una spiga di grano si veniva fucilati sul posto», racconta ancora il vecchio agricoltore[citazione necessaria]). Interi villaggi vennero cancellati. Quando anche l' ultimo abitante era morto, issavano una bandiera nera e qualcuno arrivava a seppellire i morti. Chi ci riusciva, abbandonava i figli alle stazioni, sperando che le autorità li avrebbero portati in orfanotrofio. «Uccidemmo i gatti, cucinammo i cani; poi le persone iniziarono a mangiarsi fra di loro», racconta Anna Vasilieva, 85 anni[citazione necessaria]. Tale tragedia provocata dal dittatore Stalin non riguardò solo l'Ucraina. L' Izvestiya ha pubblicato la lettera[citazione necessaria] inviata dalla figlia che abitava a Rostov sul Don a un certo Rostenko: «Ero andata a cercare pane e ho visto che tutti correvano in vicolo Nikolayevskij. C' era un mucchio di gambe e braccia buttate nel catrame. Poi ho saputo che una donna è stata arrestata al mercato perché vendeva salame di carne umana».

Riportiamo ora uno dei tanti documenti di Stalin che la dice lunga sulle effettive cause di quella strage collettiva, più esattamente la direttiva da parte del Comitato Centrale del partito comunista sovietico, datata 22 gennaio 1933, che proibì l'esodo di massa dei contadini affamati dalle loro terre, condannandoli di conseguenza alla morte per fame.

« Il Comitato centrale del partito comunista sovietico ed il Soviet dei commissari del popolo sono stati informati in merito ad un esodo di massa in corso nelle zone del Kuban e dell'Ucraina da parte di contadini alla ricerca "di pane" che si dirigono nelle zone del Volga, della provincia di Mosca, nel Caucaso ed in Bielorussia. Sia il Comitato centrale del partito comunista sovietico che il Soviet dei commissari del popolo non dubitano minimamente che si tratti di un atto simile a quello dell'anno scorso avvenuto in Ucraina e pianificato da nemici del potere sovietico ed agenti polacchi allo scopo di organizzare agitazioni "attraverso i contadini" nelle zone settentrionali dell'Unione Sovietica contro i kolchoz e soprattutto contro il potere sovietico. L'anno scorso sia gli organi di partito che quelli della polizia militare ucraina non si sono rivelati in grado di opporsi a questo atto contro-rivoluzionario organizzato nei confronti del potere sovietico. Quest'anno non verranno in nessun modo tollerati errori del genere.
Per tanto il Comitato centrale del partito comunista sovietico ed il Soviet dei commissari del popolo dell'Unione Sovietica ordinano alle autorità di polizia militare del Caucaso del Nord e dell'Ucraina di contrapporsi all'esodo di massa dei contadini locali in altre zone. Il Comitato centrale del partito comunista sovietico ed il Soviet dei commissari del popolo dell'Unione Sovietica ordinano altresì alle autorità di polizia militare della provincia di Mosca, della Bielorussia e del Volga innanzitutto di arrestare sul posto i contadini ucraini e caucasici che in qualche modo siano già riusciti a penetrare nei territori soprindicati e, in secondo luogo, una volta che gli elementi controrivoluzionari siano stati individuati, provvedere al rientro di tutti gli altri nei rispettivi luoghi di residenza.

Il presidente del Soviet dei commissari del popolo dell'Unione Sovietica,

V.M. Molotov


Il segretario generale del Comitato centrale del partito comunista dell'Unione Sovietica,

J.V Stalin »
(Direttiva da parte del Comitato Centrale del partito comunista sovietico, 22 gennaio 1933)

agheranavecia!
19-05-2008, 14: 21
i GULAG

Terminologia [modifica]
Nel corso degli anni furono coniati diversi acronimi per gli istituti di direzione [2]. Dopo l'iniziale creazione del GULag nel 1926, man mano le varie organizzazioni confluirono al suo interno sotto il controllo dell'NKVD.

GULag - Glavnoe Upravlenie Lagerej (Direzione centrale dei lager)
GUITK - Glavnoe Upravlenie Ispravitel'no-Trudovych Kolonij (Direzione centrale delle colonie di rieducazione attraverso il lavoro)
GUITU - Glavnye Upravlenija ispravitel'no-trudovych učreždenij (Direzioni Centrali degli istituti di rieducazione attraverso il lavoro)
UITU - Upravlenija ispravitel'no-trudovych učreždenij (Direzioni degli istituti di rieducazione attraverso il lavoro)
GULždS - Glavnoe Upravlenie Lagerej železnodorožnogo Stroitel'stva (Direzione centrale dei lager per le costruzioni ferroviarie)
GUMZ - Glavnoe Upravlenie Mest Zaključenija (Direzione centrale dei luoghi di reclusione)
GUPR - Glavnoe Upravlenie Prinuditel'nych Rabot (Direzione centrale dei lavori forzati)
Taluni autori chiamano Gulag tutte le prigioni e i campi sparsi lungo la storia sovietica (1917–1991). Inoltre, l'uso moderno del termine spesso non ha correlazione con l'URSS: per esempio in espressioni come "gulag nordcoreani", "gulag cinesi" (vedi Laogai), o addirittura "il gulag privato dell'america". È degno di nota che l'acronimo originale russo, mai al plurale, descriveva non un singolo campo, ma l'amministrazione incaricata dell'intero sistema dei campi nel suo complesso.

In occidente, il termine Gulag era ampiamente diffuso sui giornali fin dagli anni '40 e, in contesti più limitati, dagli anni '30. L'enorme risonanza che ebbe il libro Arcipelago Gulag di Aleksandr Solženicyn negli anni '70, portò ad usare il termine Gulag per indicare i campi stessi, invece dell'amministrazione di controllo. Nella traduzione italiana di Arcipelago Gulag i campi sono sempre chiamati Lager, così come in diversi altri libri. Fin dagli anni '20, nei testi italiani erano usati i termini Lager o campo di concentramento per indicare i campi [3]. Nella letteratura italiana, la traduzione del significato dell'acronimo non è unanime: in Arcipelago Gulag (1974-75-78) si trova "Direzione Generale dei Lager", mentre in Fra i deportati dell'U.R.S.S. (1939) è indicato "Direzione Generale dei Campi di Concentramento".

Un nome colloquiale per un incarcerato in un Gulag sovietico era "zeka", "zek". In russo, compagno (di cella), incarcerato si dice "заключённый", zaključënnyj, di solito abbreviato in 'з/к', pronuncia 'зэка' (zèka), trasformato gradualmente in 'зэк' e in 'зек'. Il termine è ancora usato colloquialmente senza alcuna connessione coi campi di lavoro. 'з/к' era in principio un acronimo che stava per "заключённый каналостроитель", "zaključënnyj kanalostroitel'" (scavatore di canali incarcerato), traendo origine dalla forza lavoro schiava del canale Volga-Don. Quindi il termine passò a indicare, come acrostico, semplicemente "zaključënnyj".


Varietà [modifica]
Miniera di ButugychegIn aggiunta alla categoria più comune di campi che praticava lavoro fisico pesante e vari tipi di detenzione, esistevano anche altre forme.

Un tipo singolare di Gulag detti sharashka (шарашка, luogo d'ozio) erano in realtà laboratori di ricerca dove gli scienziati arrestati, alcuni dei quali eminenti, venivano riuniti e sviluppavano in segreto nuove tecnologie e ricerche di base. In una sharashka, dove aveva scontato alcuni anni di prigionia, Solženicyn ha ambientato il romanzo Il primo cerchio.
Psikhushka (психушка, manicomio), trattamento medico forzato mediante imprigionamento psichiatrico, utilizzato, al posto del campo di lavoro, al fine di isolare ed esaurire psichicamente i prigionieri politici. Questa pratica divenne comunissima dopo lo smantellamento ufficiale del sistema dei Gulag. Vedi Vladimir Bukovsky, Pyotr Grigorenko.
Campi o zone speciali per fanciulli (nel gergo dei Gulag: "малолетки", maloletki, minorenni), per disabili (a Spassk), e per madri con neonati ("мамки", mamki). Queste categorie erano considerate improduttive e spesso soggette a molti abusi.
Campi per "mogli di traditori della Patria" (esisteva una categoria particolare di repressi: "Membri familiari dei traditori della Patria" (ЧСИР, член семьи изменника Родины)).
Sotto la supervisione di Lavrentij Beria, a capo tanto della NKVD (precursore del KGB) che del programma sovietico per la bomba atomica fino alla sue destituzione nel 1953, migliaia di zek furono usati per estrarre minerale di uranio e preparare attrezzature per i test di Novaja Zemlja, nell'isola di Vajgac, a Semipalatinsk, tra gli altri luoghi. Esistono documenti sull'uso di prigionieri dei Gulag nei primi test nucleari (il primo fu condotto a Semipaltinsk nel 1949), per decontaminare aree radioattive e sottomarini nucleari.
Avraham Shifrin (The First Guidebook to Prisons and Concentration Camps of the Soviet Union, 1982) definisce come "campi di sterminio" 43 campi dell'Unione Sovietica nei quali i prigionieri furono "forzati a lavorare in condizioni pericolose e insane responsabili di una morte certa". L'autore identifica tre tipi di campi: 1) campi dai quali nessuno uscì vivo (miniere di uranio e impianti di arricchimento); 2) campi di lavoro pericoloso per l'industria bellica (impianti nucleari ad alto rischio); 3) campi di lavoro pericoloso, responsabile di disabilità e malattie fatali (impianti senza ventilazione)
Gulag map su www.memo.ru server

Storia [modifica]
Nati durante il periodo degli zar e probabilmente fondati da Pietro il Grande, erano usati come campi per i detenuti politici anti zaristi e personaggi scomodi. Dopo la rivoluzione bolscevica avvenne la liberazione di tutti i prigionieri, ma nel 1917 Lenin annunciò che tutti i "nemici di classe", anche in assenza di prove di alcun crimine contro lo stato, non potevano essere fidati e non dovevano essere trattati meglio dei criminali. Dal 1918, vennero ristrutturate le attrezzature di detenzione in campi, quali ampliamento e riassetto dei precedenti campi di lavoro katorga, realizzati in Siberia come parte del sistema penale della Russia imperiale. I due tipi principali erano i "Campi speciali Vechecka" (особые лагеря ВЧК) e i Campi di lavoro forzato (лагеря принудительных работ). Questi venivano eretti per varie categorie di persone considerate pericolose per lo stato: criminali comuni, prigionieri della Guerra civile russa, funzionari accusati di corruzione, sabotaggio e malversazione, nemici politici vari e dissidenti, nonché ex nobili, imprenditori e grandi proprietari terrieri.

Manifesto sovietico degli anni '20: Il GPU colpisce i sabotatori controrivoluzionariCome istituzione totalmente sovietica, il Gulag (al singolare, inteso come amministrazione generale) fu ufficialmente fondato il 25 aprile 1930, con la sigla di "Ulag", in virtù dell'ordinanza 130/63 dell'OGPU, ai sensi dell'ordinanza 22, p. 48, del Sovnarkom, in data 7 aprile 1930, e fu rinominato con la sigla Gulag in novembre. I Gulag crebbero rapidamente. Progetti falliti, cattivi raccolti, incidenti, sottoproduzione, pianificazione insufficiente, vennero ordinariamente attribuiti a corruzione e sabotaggio, e presunti ladri e sabotatori su cui scaricare la colpa furono trovati in massa. Contemporaneamente, il bisogno di risorse naturali in rapido incremento ed un programma di industrializzazione in boom alimentarono la domanda di lavoro a basso costo. Si diffusero denunce, arresti a quota, esecuzioni sommarie e attività di polizia segreta. Le opportunità più ampie per una facile, talora automatica, condanna dei "criminali" venne fornita dall'articolo 58 del codice penale della Repubblica Federale Socialista Sovietica di Russia.

Durante la Seconda guerra mondiale la popolazione dei Gulag diminuì significativamente, a causa della "liberazione" di massa di centinaia di migliaia di prigionieri che furono arruolati e inviati direttamente sulle linee del fronte, ma soprattutto a causa di una vertiginosa crescita della mortalità nel 1942-43. Dopo la II guerra mondiale il numero di internati nei campi di prigionia e nelle colonie crebbe di nuovo rapidamente e raggiunse il numero di circa due milioni e mezzo di persone all'inizio degli anni cinquanta. Sebbene alcuni di questi fossero disertori e criminali, c'erano anche prigionieri di guerra russi rimpatriati e "lavoratori dell'Est", tutti universalmente accusati di tradimento e "cooperazione col nemico" (formalmente, lavoravano davvero per i Nazisti). Vi furono spediti anche un ampio numero di civili dei territori russi caduti sotto occupazione straniera, come pure dai territori annessi all'Unione Sovietica dopo la guerra. Non fu raro per i sopravvissuti ai Lager nazisti essere trasportati direttamente ai Gulag sovietici.

Per alcuni anni dopo la II guerra mondiale una significativa minoranza dei reclusi fu costituita da tedeschi, finlandesi, romeni, e altri prigionieri di guerra appartenenti a paesi "liberati" dall'Armata Rossa.

Lo stato continuò a mantenere i Gulag per un certo periodo dopo la morte di Stalin nel marzo del 1953. Il successivo programma di amnistia fu limitato a coloro che dovevano trascorrere al massimo cinque anni, pertanto, furono liberati soprattutto i condannati per reati comuni. Il rilascio dei prigionieri politici iniziò nel 1954 e si diffuse e si accompagnò a riabilitazioni di massa dopo che Nikita Khruščёv sconfessò lo stalinismo nel Discorso segreto al ventesimo congresso del Pcus, nel febbraio del 1956.

Ufficialmente i Gulag furono soppressi dall'ordinanza numero 20 del 25 gennaio 1960 del ministero degli interni sovietico (che funzionava come polizia segreta), e lo stesso ministero fu a sua volta ufficialmente soppresso dall'ordinanza 44-16 del Presidio del Consiglio Supremo dell'Urss, per risorgere col nome di KGB.

agheranavecia!
19-05-2008, 14: 22
Prigionieri dei Gulag mentre lavorano alla costruzione del Belomorkanal (1931-1933)Le assurde quote di produzione, la brutalità, la fame e la durezza di condizioni furono le principali ragioni dell'alto tasso di mortalità dei Gulag, che raggiungeva in molti campi anche l'80% nei primi mesi.

Il taglio e trasporto del legname e il lavoro in miniera erano le attività più comuni e più dure. In una miniera, la quota di produzione pro capite poteva raggiungere i tredicimila chili di minerale al giorno. Mancare la quota significava ricevere minori razioni di sostentamento, un ciclo che di solito causava conseguenze fatali, passando attraverso una condizione di spossatezza e devitalizzazione, soprannominata "dohodyaga" (доходяга).

I detenuti erano spesso costretti a lavorare in condizioni disumane. A dispetto del clima brutale, non erano mai adeguatamente vestiti, nutriti, trattati medicalmente in modo adeguato, né veniva loro fornito alcun mezzo per combattere l'avitaminosi che conduceva a malattie come lo scorbuto o sindromi quali la cecità notturna, detta anche cecità del pollo. Il valore nutrizionale di una razione minima giornaliera era intorno alle 1.200 calorie (5000 kilojoule), principalmente da pane di bassa qualità (distribuito in base al peso e chiamato "пайка", paika). Secondo l'OMS, la necessità minima per un lavoratore pesante è compresa tra le 3.100-3.900 calorie (da 13.000 a 16.300 kJ) giornaliere.

Gli amministratori rubavano ordinariamente dagli accantonamenti per guadagno personale e ottenere favori dai superiori. Di conseguenza, i reclusi erano costretti a lavorare ancora più duramente per colmare la differenza. Gli amministratori ed i fidati (prigionieri assegnati a svolgere i doveri di servizio del campo stesso, quali cuochi, fornai e magazzinieri, soprannominati "prifurki") scremavano i medicinali, i tessuti ed i generi alimentari più nutrienti.

In alcuni campi si praticava la selezione per eliminazione: quando i prigionieri si allineavano per il turno di lavoro, all'ultimo che si presentava si sparava come esempio per gli altri, oppure gli si negava la razione giornaliera di cibo.

« Per fare le camere a gas, ci mancava il gas »
(Aleksandr Isaevič Solženicyn)


Geografia [modifica]
Prigionieri costruzione del BelomorkanaAll'inizio dei Gulag le ubicazioni dei campi venivano scelte anzitutto per facilitare l'isolamento dei prigionieri. Soprattutto monasteri remoti erano di frequente riutilizzati come siti. Il sito nelle Isole Soloveckie nel Mar Bianco fu uno dei primi e più degni di menzione, ed ebbe origine subito dopo la Rivoluzione nel 1918. Il nome con cui quelle isole sono comunemente note, "Solovki", entrò nella lingua comune come sinonimo di campo di lavoro in generale. Veniva presentato al mondo come un esempio del modo sovietico di "rieducazione del nemico di classe" e della sua reintegrazione nella società sovietica per mezzo del lavoro. In principio, i rinchiusi, la maggior parte dei quali apparteneva all'intellighenzia russa, godeva di relativa libertà (nei limiti dei confini naturali delle isole). Si pubblicavano quotidiani e periodici locali e si praticò, anche, qualche ricerca scientifica (si coltivò un giardino botanico, poi scomparso; il filosofo e mistico russo Pavel Aleksandrovič Florenskij fu uno degli scienziati maggiormente impegnati nelle ricerche sul gelo perpeuto). Ma alla fine esso fu trasformato in un Gulag ordinario; in effetti alcuni storici ritengono che Solovki fosse un prototipo dei Gulag.

Dando importanza ai Gulag come mezzo per concentrare forza lavoro a basso prezzo, si costruirono, quindi, nuovi campi in tutta la sfera di influenza sovietica, ovunque la convenienza economica ne dettasse la costruzione (o si volesse specificamente approfittarne, come per costruire il canale Mar Bianco-Mar Baltico o la ferrovia Baikal-Amur), tenendo anche conto dei rifornimenti dalle grandi città. Parti della famosa Metropolitana di Mosca e dei campus dell'Università statale di Mosca furono costruiti da lavoratori forzati. Molti altri progetti durante la rapida industrializzazione degli anni trenta, durante la II guerra mondiale e dopo, furono compiuti gravando sulle spalle dei condannati, e l'attività dei Gulag si estese in ampi settori dell'industria sovietica.

La maggior parte dei Gulag era situata in aree ultraremote della Siberia nordorientale (i raggruppamenti più conosciuti erano il Sevvostlag (Campi nordorientali) lungo il fiume Kolyma e il Norillag vicino a Norilsk) e nelle zone sudorientali dell'Urss, principalmente nelle steppe del Kazakhstan (Luglag, Steplag, Peschanlag). Si trattava di vaste regioni disabitate, senza collegamenti (in effetti, la costruzione delle strade era assegnata ai detenuti dei campi specializzati in ferrovie) o fonti di sostentamento, ma ricche di minerali ed altre risorse naturali (come il legname). Comunque, campi se ne trovavano in tutta l'Unione Sovietica, compresa la parte europea della Russia, la Bielorussia, l'Ucraina. Esistevano anche numerosi campi situati all'esterno dell'URSS, in Cecoslovacchia, Ungheria, Polonia, Mongolia, ma pur sempre sotto il controllo diretto dell'amministrazione centrale Gulag.

Non tutti i campi erano fortificati; in effetti, in Siberia alcuni erano delimitati da semplici pali. La fuga veniva scoraggiata dalla durezza degli elementi, nonché dai cani della polizia presenti in ogni Gulag. Se negli anni venti e trenta le popolazioni autoctone spesso aiutavano i fuggitivi (e talvolta rimanevano vittime di ladri), allorché vennero allettate da laute ricompense esse presero ad aiutare le autorità a catturarli. Anche alle guardie dei campi si davano severe consegne per tenere sotto controllo ad ogni costo i detenuti; se un prigioniero scappava sotto il controllo di una guardia, spesso questa veniva privata dell'uniforme e degradata a detenuto essa stessa.

In alcuni casi, interi gruppi di detenuti venivano deportati in un nuovo territorio con scorta limitata di risorse e abbandonati all'alternativa di costruire un nuovo campo o morire. Spesso, solo dopo tentativi falliti, un'ondata di ulteriori coloni riusciva a sopravvivere agli elementi.

L'area lungo il fiume Indigirka era conosciuta col nome di Gulag dentro il Gulag. Nel villaggio di Oymyakon (Оймякон) si registrò la temperatura record di −71.2°C.

Influenza [modifica]

Cultura [modifica]
Costruzione di un ponte sul fiume KolymaEssendo durati per quasi quarant'anni di storia sovietica ed avendo coinvolto milioni di persone, l'impatto dei Gulag è stato enorme.

Il libro Arcipelago Gulag di Aleksandr Solženicyn, pubblicato negli anni '70, è il lavoro più noto e completo sull'uso del Gulag come strumento di repressione governativa su scala di massa. L'opera di Solženicyn segnò, dopo una lunga serie di testimonianze, il momento di massima denuncia del Gulag e fu seguito da poche altre [8]. Già nel 1920 fu pubblicato il primo libro (Prisoner of Trotsky's di A. Kalpašnikov) e decine di altre testimonianze furono pubblicate negli anni '20, anche in italiano. Nel 1936 ebbero una certa influenza, anche sulla stampa, i libri di Ivan Solonevic (tradotti in italiano nel 1939 [9], furono fra i primi ad introdurre in Occidente il termine Gulag), tanto che i servizi segreti sovietici assassinarono la moglie e il figlio dell'autore. Nel 1941, l'opera di Kajetan Klug pubblicata a Berlino (Die grosste Sklaverei der Weltgrdchichte) stimò in 15 milioni la popolazione del Gulag e, nel 1947, David J. Dallin e Boris I. Nicolaevsky descrissero la storia dettagliata dei campi in Forced labour in Soviet Russia, stimando la popolazione in 10 milioni. Nella seconda metà degli anni '40, grande risonanza ebbero il libro Ho scelto la libertà [10] (venduto in milioni di copie in oltre dieci lingue) di Viktor Andrijovyč Kravčenko e il processo che l'autore vinse contro il settimanale del partito comunista francese Les Lettres Françaises che lo calunniò, in cui testimoniarono numerosi ex-prigionieri dei campi; le testimonianze sono state raccolte in Kravchenko contro Mosca [11]. Kravčenko è morto in circostanze poco chiare, forse assassinato dal KGB[12]. Nel 1950 Isaac Don Levine pubblicò la prima mappa dei campi. David Rousset, anch'egli vincitore in un processo per diffamazione contro il suddetto settimanale, si avvalse di diversi testimoni ed ottenne l'istituzione della Commission Internationale contre le regime concentrationaire (Commissione Internazionale contro il regime concentrazionario), che nel 1951 pubblicò il risultato delle sue ricerche ne Le livre blanc sur le camps concentrationnaires sovietiques (Il libro bianco sui campi di concentramento sovietici) e svolse analoghe ricerche e pubblicazioni sui campi cinesi [13].

I Gulag sono diventati un argomento di grande influenza nel pensiero russo contemporaneo ed una parte importante del moderno folklore russo. Molte canzoni di cantautori (chiamati bardi), specialmente Alexander Galich e Vladimir Visotski descrivono la vita dei Gulag (benché nessuno dei due ne sia stato prigioniero).

Le memorie di Aleksandr Solženicyn, Varlam Šalamov, Evgenia Ginzburg, Gustav Herling, tra gli altri, sono diventate un simbolo di sfida alla società sovietica. Gli scritti, specie quelli di Solženicyn, hanno severamente rimproverato il popolo sovietico per la sua tolleranza ed apatia nei confronti dei campi di concentramento, ma al contempo hanno fornito un testamento al coraggio e alla risolutezza di coloro che vi furono imprigionati.


Colonizzazione [modifica]
Documenti di stato sovietici dimostrano che tra i fini dei Gulag c'era la colonizzazione di aree remote scarsamente popolate. A questo scopo, fu introdotta la nozione di "libero insediamento".

Quando era trascorsa la maggior parte del termine, chi si era ben comportato poteva essere rilasciato per un "libero insediamento" (вольное поселение, "volnoye poseleniye") esterno al campo. Costoro erano conosciuti come "liberamente insediati" (вольнопоселенцы, "volnoposelentsy", da non confondere col termine ссыльнопоселенцы, "sslylnoposelentsy", "insediati in esilio"). Inoltre, si raccomandava l'assegnazione al "libero insediamento" di coloro che avevano trascorso l'intero termine ma ai quali era negata la libera scelta del luogo di residenza, e si assegnava loro un appezzamento di terra non distante dal luogo di confino.

Anche questo servizio fu un'eredità del sistema del katorga.


La vita dopo la scadenza della detenzione [modifica]
Agli ex detenuti in un campo o in prigione era proibita una vasta gamma di occupazioni. L'occultamento di un precedente imprigionamento era un reato processabile. Gli ex detenuti politici erano un fastidio per il "Primo dipartimento", terminali della polizia segreta in tutte le imprese ed istituzioni, in quantoché dovevano essere tenuti sotto controllo.

Molti rilasciati non potevano stabilirsi a meno di cento chilometri dalle grandi città.

Dopo lunghi periodi di detenzione, molti avevano perduto le precedenti capacità lavorative e i contatti sociali. Pertanto, dopo la liberazione finale, molti di loro decidevano volontariamente di diventare (o restare) "liberamente insediati". Questa decisione era influenzata anche dalla coscienza delle restrizioni che li attendevano in ogni altro posto. Allorché molti ex prigionieri liberati furono reimprigionati durante l'ondata di arresti che iniziò nel 1947, ciò accadde soprattutto a coloro che avevano scelto di ritornare nei pressi della loro vecchia residenza, più che a quelli che erano "liberamente stabiliti" nei pressi dei campi.

agheranavecia!
19-05-2008, 14: 27
Sotto l'egida dello stalinismo furono fatti anche numerosi "ESPERIMENTI SOCIALI" e di COLONIZZAZIONE, in cui gruppi di Contadini o Deportati venivano "lasciati" in zone completamente isolate per vedere cosa succedeva e se questi riuscivano ad autoorganizzarsi.

Nella maggior parte dei casi, il "LASCIARE" era un eufemismo in quanto decine di persone venivano letteralmente abbandonati senza alcuno strumento in zone irraggiungibili del paese, quelle in cui per esempio in inverno la temperatura arriva a 60 gradi sotto zero.

Qualche migliaio di persone fu portato anche in nuova Zemilya e di loro, letteralmente si perse OGNI traccia, anche documentale, a distanza di decine di Anni la isola divenne poi un poligono Nucleare senza che il governo avesse mai appurato se sull' isola esisteva ancora una colonia di "sopravvissuti" residuo dei migliaia che vi furono abbandonati.

Cosa peraltro plausibile vite le testimonianze degli operai che saltuariamente si recavano colà.

agheranavecia!
19-05-2008, 14: 28
un LOST senza le belle fighe e con molto freddo

callaghan
19-05-2008, 14: 30
a proposito del gulag.

trovato casualmente e molto bello, il resoconto in disegni di un soldato giapponese prigioneiro di guerra

http://kiuchi.jpn.org/en/nobindex.htm

agheranavecia!
19-05-2008, 14: 33
Per chi invece si fosse chiesto che cacchio c'è in Nuova Zemlya che è grande PIU' DELLA SICILIA.

La vita nella guerra fredda - Novaya Zemlya
Autore: Mauro @ 00:01:12 [1186380072] — Categorie: Russia, Storia, Viaggi — Permalink

La curiosità è l’unica cosa che non mi è mai mancata. Le prime volte che andavo in Russia, per esempio, mi chiedevo spesso cosa diavolo c’era a Novaya Zemlya.
Questo grosso ‘isolone’ (circa 90.000 Kmq, con il punto rosso in figura), il cui nome (Но́вая Земля́) significa “nuova terra” (l’ennesima “terranova”), è piazzato per la sua intera superficie oltre il Circolo Polare Artico, fra la costa della Siberia e la banchisa polare, ed è in realtà un arcipelago formato da due isole principali chiamate, con la solita grande fantasia, Се́верный (severny = settentrionale) e Южный (yuzhny = meridionale). Però le due isole sono così vicine e le coste coincidono in modo tale che è difficile considerarle separate.
Sono divise solo da una sottile linea d’acqua, una sorta di fiume marino che attraversa l’isola da parte a parte, lo stretto di Matochkin (Ма́точкин Шар), che mette in comunicazione il mare di Barents e il mare di Kara, entrambi luoghi topici durante quella guerra mai combattuta apertamente, teatri di innumerevoli operazioni ufficialmente mai esistite.
Così, quando chiedevo a qualcuno cosa diavolo c’era a Novaya Zemlya, i miei amici mi ammonivano a non fare troppe domande, aggiungendo, con un tono più o meno scherzoso, che, di questo passo, prima o poi lo avrei visto di persona, con un biglietto di sola andata.
Ufficialmente, all’epoca, sull’isola si trovavano soltanto due insediamenti, Krasino sull’isola meridionale, e Matočkin’šar’ su quella settentrionale, nonché il centro amministrativo di Belushya Guba, con l’annessa base aerea di Rogachevo, in cui viveva la maggior parte degli abitanti dell’isola (meno di 3000 - qui il sito della base con molte foto stupende dal punto di vista naturalistico,ma anche affascinanti per l’isolamento dei luoghi, come in questa immagine invernale di un rompighiaccio in arrivo).
In realtà, Novaya Zemlya è stata dal 1954 uno dei principali siti dei test nucleari sovietici.

Qui sono esplose circa 130 bombe nucleari, di cui 88 nell’atmosfera, 39 sottoterra e 3 sott’acqua. Qui è esplosa anche la più potente bomba atomica mai costruita, la cosiddetta Tsar Bomba, un ordigno la cui potenza è stata stimata in 57 megatoni (circa 3000 bombe di Hiroshima), ma che in origine aveva una potenza doppia (100 megatoni: 6000 bombe di Hiroshima), ridotta in fase di test per evitare un fallout radioattivo eccessivo.
È stato calcolato che se una simile bomba fosse stata lanciata su Londra avrebbe distrutto ogni cosa nel raggio di 30 km (l’intera città e i sobborghi) e incendiato tutto ciò che si fosse trovato entro 90 km dal luogo dell’esplosione.
La bomba fu sganciata il 30 ottobre 1961 alle ore 8:33 da un aereo ad alta quota nella baia di Mityushikha e fu fatta esplodere a 4000 metri dal suolo con l’ausilio di un gigantesco paracadute finalizzato a frenarne la caduta e quindi a consentire al velivolo di allontanarsi indenne.
La nube a fungo risultante dall’esplosione raggiunse un’altezza di 60 km, l’onda d’urto fece tre volte il giro del mondo (impiegando per il primo circuito 36 ore e 27 minuti) e il lampo dell’esplosione risultò visibile ad oltre 1000 km di distanza. Ci fu anche un black out delle comunicazioni radio di circa 40 minuti in tutto l’emisfero settentrionale (provate a pensarci: un black out radio di 40 minuti sull’intero emisfero).
Tuttavia, contrariamente a quanto si può pensare, fu una delle esplosioni atomiche più “pulite” in quanto trasse oltre il 97% della sua potenza dalla fusione nucleare (qui potete vedere un filmato dell’esplosione da Google e uno da You Tube).
Il risultato di tutti questi test è che l’isola è costellata di basi, stazioni di controllo, tunnel per le esplosioni sotterranee e altri insediamenti che oggi diventano visibili anche alle persone comuni grazie a Google Earth.
Da questa pagina di wikimapia potete accedere a tutti questi luoghi un tempo segreti, oggi ampiamente documentati.